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Bioedilizia: come costruire case sostenibili che fanno bene al pianeta e a chi le abita

Una casa sostenibile non è solo quella che inquina meno, ma che è anche in grado di usare meglio le risorse, migliorare il comfort di chi la abita e adattarsi ai cambiamenti climatici. Ecco come la bioedilizia sta cambiando il modo di progettare, costruire e abitare le nostre case.

07 settembre 2026
modellino città e persona sullo sfondo

Non lasciatevi ingannare dal nome: dietro alla "bioedilizia" non ci sono i capricci di architetti visionari, né soltanto tetti verdi, legno e pannelli solari. C'è un modo molto concreto e coerente di ripensare le nostre case davanti a una doppia sfida che non concede più tempo: inquinare meno e, allo stesso tempo, adattare l'ecosistema abitativo a un clima sempre più instabile, assicurando comfort e sicurezza.

Dal punto di vista ambientale, il settore edilizio è tra quelli più impattantiOltre a essere responsabile di una quota significativa delle emissioni globali di gas a effetto serra, incide pesantemente sul consumo di risorse materiali, sull'uso dell'acqua e sulla trasformazione del suolo. A livello europeo, questa consapevolezza si è tradotta in misure sempre più stringenti: dal pacchetto Fit for 55 alla revisione della direttiva sulla prestazione energetica degli edifici (EPBD), l'Ue sta spingendo il settore verso una drastica riduzione delle emissioni e una maggiore efficienza energetica, ma non solo.

Per mitigare il cambiamento climatico non basta ridurre i consumi mentre si usa l'edificio. È necessario ripensarne la progettazione considerando l'impatto in ogni fase del suo ciclo di vita, "dalla culla alla tomba", dalla costruzione alla demolizione.

Ma ridurre l'impatto ambientale non è l’unico compito della bioedilizia: gli edifici devono anche essere pronti a fare i conti con un clima sempre più estremo. Ondate di calore, piogge torrenziali, alluvioni e siccità sono eventi con cui case e città dovranno fare i conti sempre più spesso. Ecco perché la bioedilizia non guarda soltanto a ciò che gli edifici producono e consumano, ma anche alla loro capacità di resistere e adattarsi. Li progetta resilienti, capaci cioè di restare confortevoli, sicuri e funzionanti anche quando le condizioni climatiche si fanno più dure.

La bioedilizia, quindi, è ben più di un nuovo modo di pensare gli edifici: è uno degli strumenti chiave della transizione verde.  Ma che cosa significa esattamente applicarne i principi? E quali sono le soluzioni che propone per integrare mitigazione del clima, qualità della vita e resilienza territoriale?

Che cos'è la bioedilizia

La bioedilizia è un approccio innovativo alla progettazione, costruzione, gestione e demolizione degli edifici, che punta a:

  • minimizzare l'impatto climatico e ambientale lungo tutte le fasi del loro ciclo di vita;
  • ottimizzare l'uso delle risorse naturali, in particolare energia, acqua e materiali;
  • garantire salubrità e benessere degli abitanti grazie all'impiego di materiali non tossici e all'elevata qualità dell'ambiente interno;
  • integrarli in modo armonioso nel contesto naturale e sociale in cui si inseriscono, favorendo la capacità di adattamento ai mutamenti.

La bioedilizia, dunque, amplia i criteri tradizionali della progettazione edilizia, includendo efficienza energetica, tutela ambientale, valutazione del ciclo di vita dei materiali, qualità dell'abitare. E, poiché considera anche la gestione dell'edificio e ciò che accade alla fine della sua vita, ha una portata più ampia della bioarchitettura, che si concentra soprattutto sulle scelte spaziali, morfologiche e compositive degli edifici e sul loro rapporto con il contesto naturale.

Al centro della bioedilizia c'è il life cycle thinking, che considera l'impatto ambientale lungo l'intero processo edificatorio: dall'estrazione delle materie prime alla demolizione dell'edificio. Un approccio integrato e misurabile che permette di mettere a confronto progetti diversi sulla base di indicatori quantitativi ben precisi.

Ma ridurre l'impatto ambientale non basta: oggi gli edifici devono anche fare i conti con un clima imprevedibile. Da qui le due dimensioni che la bioedilizia è chiamata a integrare in una strategia progettuale unica: mitigazione e adattamento.

Primo obiettivo: limitare l'impatto ambientale degli edifici

Il settore delle costruzioni pesa sull’ambiente e sul clima ben più di quanto si possa immaginare. Ben il 37% delle emissioni globali di gas serra legate all’energia è riconducibile agli edifici, considerando sia la fase operativa sia quella di produzione dei materiali. Ecco perché il settore edilizio è al centro delle strategie della transizione climatica a livello europeo e internazionale.

Le emissioni climalteranti

Nessun edificio potrà mai essere completamente privo di emissioni climalteranti. Quando si parla di Net Carbon Zero, infatti, ci si riferisce all'obiettivo di abbassare il più possibile le emissioni associate all'edificio e di compensare quelle residue, in modo che il bilancio finale sia pari a... zero, appunto.

Ma quali emissioni entrano in gioco? Non solo quelle legate ai consumi energetici nella fase abitativa (carbonio operativo). Oggi nel calcolo delle emissioni di gas climalteranti, misurate in anidride carbonica equivalente (CO2e), vengono comprese anche quelle associate all'estrazione delle materie prime, alla produzione e al trasporto dei materiali, alla costruzione, alla manutenzione e al fine vita (carbonio incorporato).

L'obiettivo del Net Carbon Zero, insomma, oggi considera l'intero processo edilizio. Un passaggio fondamentale: basti pensare che negli edifici ad alte prestazioni energetiche, il carbonio incorporato può rappresentare fino al 40–50% delle emissioni complessive. Ecco perché nella progettazione si presta sempre più attenzione alla  scelta dei materiali, alla quantità utilizzata e alla loro resistenza del tempo.

Il Net Carbon Zero si inserisce così nel più ampio obiettivo della neutralità climatica degli edifici: una direzione ormai centrale anche nelle politiche europee, che puntano a un patrimonio edilizio più efficiente, meno inquinante e in linea con gli obiettivi Ue di decarbonizzazione.

Per misurare e verificare le prestazioni ambientali degli edifici esistono numerose certificazioni internazionali di sostenibilità. LEED, BREEAM, DGNB, WELL, HQE e altri protocolli condividono l'obiettivo generale di promuovere pratiche edilizie più sostenibili, ma seguono metodologie diverse e attribuiscono pesi differenti alla fase progettuale, a quella di esercizio, alle emissioni di carbonio operativo, alla quantità di carbonio incorporato e alla qualità dell'ambiente interno.

Le certificazioni, insomma, non sono tutte equivalenti e averne una non significa automaticamente aver raggiunto il Net Carbon Zero. Per capire che cosa certifica davvero un edificio, bisogna guardare che cosa viene misurato, con quale metodologia e come vengono verificate le prestazioni nel tempo.

La scelta dei materiali

È fondamentale per ridurre l'impatto ambientale di un edificio, soprattutto quello legato al carbonio incorporato. Un materiale "naturale", infatti, non è automaticamente più sostenibile. Per capire se lo è davvero, bisogna considerare ogni fase della sua esistenza: da dove proviene, quanta energia serve per produrlo e trasportarlo, quanto dura, come viene mantenuto e cosa succede quando non serve più. L'analisi del ciclo di vita (LCA, Life Cycle Assessment) permette di valutare tutti questi aspetti e confrontare soluzioni diverse.

In generale, la bioedilizia predilige materiali che durano a lungo e richiedono una bassa manutenzione. Una progettazione intelligente può, inoltre, valorizzarne le caratteristiche di reversibilità, facilitando la sostituzione dei componenti, il riuso e il riciclo, in un'ottica di economia circolare applicata all'edilizia.

Inoltre la bioedilizia sceglie materiali che abbiano ricadute positive sulla qualità dell'ambiente interno e sulla salute dei suoi abitanti, come quelli caratterizzati da basse emissioni di sostanze nocive, buona inerzia termica e capacità di regolazione igrometrica, qualità che possono anche limitare la dipendenza da impianti energivori.

Il legno strutturale, per esempio, può ridurre l'impronta carbonica grazie alla sua capacità di immagazzinare carbonio durante la crescita, ma questo vantaggio dipende dalla provenienza della materia prima, dalla gestione delle foreste, dal modo in cui viene contabilizzato il carbonio immagazzinato e dai dettagli costruttivi. Altri materiali, come quelli a base di terra cruda, possono regolare l'umidità interna e ridurre i fabbisogni di climatizzazione, mentre il calce-canapulo (o hempcrete) offre buone prestazioni termoigrometriche.

Oltre alla qualità, la bioedilizia punta sulla quantità. Grazie a una progettazione efficiente degli spazi e a tecniche di calcolo avanzate, è oggi possibile usare volumi inferiori di materiale senza compromettere le prestazioni dell'edificio, con benefici diretti per l'ambiente e per il clima.

Il risparmio dell'acqua

In un contesto di pressione crescente sulle risorse idriche - legata ai cambiamenti climatici, all'urbanizzazione e all’aumento dei consumi - la gestione dell'acqua ha un ruolo strategico paragonabile a quello dell'energia. Il settore edilizio, infatti, è particolarmente idrovoro sia per i consumi sia per gli effetti sul ciclo idrologico.

La bioedilizia, però, non punta solo alla riduzione dei consumi idrici, ma anche alla gestione sostenibile dell'acqua che arriva con le precipitazioni. Raccogliere e riutilizzare quella piovana, per esempio, permette di ridurre la domanda di acqua potabile per irrigazione, pulizia e usi diversi dal consumo. Superfici permeabili, bacini di laminazione e tetti verdi possono, invece, rallentare il deflusso dell'acqua e alleggerire la pressione sulle reti fognarie di drenaggio durante i temporali, limitando il rischio di allagamenti.

Anche il riuso delle acque grigie, provenienti per esempio da lavabi e docce, può contribuire a ridurre il consumo complessivo di acqua potabile, quando le condizioni tecniche e normative lo consentono.

Infine, la gestione dell'acqua è strettamente connessa alla qualità ambientale e al comfort microclimatico. La presenza di superfici verdi irrigate in modo efficiente e di suoli permeabili contribuisce alla mitigazione delle isole di calore urbane attraverso processi di evaporazione e raffrescamento passivo, rendendo più vivibili le città.

Secondo obiettivo: rendere case e territori più resilienti

Ridurre l'impatto ambientale è prioritario, ma non basta. L'adattamento ai cambiamenti climatici degli edifici e del territorio è l'altra grande sfida che il settore delle costruzioni deve affrontare in questo secolo. L'aumento delle temperature, la maggiore frequenza delle ondate di calore, le precipitazioni più intense e altri eventi estremi impongono di ripensare i criteri con cui progettiamo e costruiamo.

In questo scenario, la bioedilizia assume un ruolo centrale nello sviluppo di edifici e insediamenti capaci di mantenere condizioni accettabili di sicurezza e comfort anche quando le condizioni ambientali diventano difficili. È questa la logica della resilienza climatica applicata al mondo dell'edilizia.

Questo orientamento è riconosciuto anche dall'EU Climate Adaptation Strategy, che considera l'ambiente costruito uno degli ambiti chiave per ridurre la vulnerabilità climatica, rafforzare la resilienza delle comunità e limitare i danni provocati dagli eventi estremi.

Per difendersi dal caldo in casa

Per molto tempo la progettazione si è concentrata sul riscaldamento delle case. Oggi è diventato altrettanto importante difendersi dal caldo durante la bella stagione.

Un edificio ben progettato può sfruttare isolamento, inerzia termica, orientamento, ombreggiamento e ventilazione naturale non solo per limitare il surriscaldamento, ma anche in caso di emergenza o di interruzione della corrente. Si tratta di strategie passive che, una volta integrate nell'edificio, riducono la dipendenza dagli impianti più complessi e contribuiscono a contenere i consumi energetici.

Per adattare città e insediamenti

La resilienza non si costruisce soltanto dentro le mura domestiche. Un edificio inserito in un territorio vulnerabile resta vulnerabile. Per questo la bioedilizia guarda anche alle infrastrutture verdi e blu: tetti e facciate vegetali, alberature, spazi permeabili, corridoi ecologici e sistemi naturali di gestione delle acque… Tutte soluzioni basate sulla natura, che sfruttano i processi degli ecosistemi per affrontare problemi come il grande caldo, gli allagamenti e la perdita di biodiversità.

Un altro elemento di resilienza riguarda l'energia. La produzione locale di energia rinnovabile e l’integrazione di microreti e sistemi di accumulo possono ridurre la dipendenza da infrastrutture centralizzate e permettere a edifici e comunità di mantenere alcuni servizi anche in caso di emergenza.

In aree esposte al rischio idraulico o all'innalzamento del livello del mare, la bioedilizia propone soluzioni progettuali ancora più innovative, come edifici galleggianti o strutture capaci di adattarsi alle variazioni del livello dell'acqua.

Non esiste, insomma, una ricetta universale. Una soluzione efficace in Norvegia, infatti, può essere inutile o addirittura controproducente in Sicilia. E proprio questo è uno dei cardini della bioedilizia: il progetto deve tenere conto del clima, delle risorse disponibili e dei rischi specifici del luogo.

Per assicurare comfort e salute agli abitanti

La bioedilizia non sacrifica il comfort degli abitanti sull'altare della sostenibilità, anzi: li considera entrambi obiettivi centrali di una strategia progettuale unica, finalizzata a ridurre l'impatto ambientale degli edifici proprio attraverso soluzioni capaci di migliorare allo stesso tempo il benessere degli abitanti.

Il comfort abitativo è una condizione multidimensionale che comprende qualità dell'aria e dell'illuminazione, comfort termico e acustico, benessere psicofisico. L'importanza delle condizioni degli spazi in cui viviamo è confermata anche dall'Organizzazione mondiale della sanità e dall'Agenzia europea dell'ambiente, che hanno  messo in luce il legame tra qualità dell'ambiente abitativo e insorgenza di malattie respiratorie e cardiovascolari, disturbi del sonno e stress cronico. In questo quadro, la bioedilizia integra obiettivi ambientali e sanitari, con un ruolo preventivo.

Il comfort termico è uno degli aspetti più studiati. Invece di affidarsi soprattutto a impianti energivori, la bioedilizia punta su strategie passive basate sulla fisica dell'edificio. Orientamento, inerzia termica, isolamento continuo, gestione dei ponti termici, ombreggiamento e ventilazione naturale aiutano a mantenere condizioni interne confortevoli, limitando il ricorso ai climatizzatori. È il principio del comfort adattivo, secondo cui il benessere dipende anche dalla possibilità per gli abitanti di interagire con l'ambiente e di adattarsi alle variazioni delle condizioni climatiche.

C'è poi la qualità dell'aria interna, particolarmente importante negli edifici moderni, più ermetici di un tempo e, quindi, più a rischio di accumulare inquinanti. Le soluzioni della bioedilizia sono materiali a basse emissioni di sostanze nocive, controllo dell'umidità e ricambio dell'aria attraverso la ventilazione naturale o quella meccanica controllata, anche con recupero di calore. Una buona aria indoor non è un dettaglio: può influire sulla produttività, sulle capacità cognitive e sul benessere generale.

Anche il comfort acustico pesa. Il rumore è uno dei principali fattori di stress ambientale nelle città e può essere mitigato utilizzando intervenendo nell'involucro esterno e negli spazi interni con materiali fonoassorbenti, corretta stratigrafia delle chiusure e disposizione degli ambienti orientata alla riduzione delle sorgenti di disturbo.

La qualità dell'illuminazione, naturale e artificiale, è un altro tassello. La luce naturale contribuisce al benessere psicofisico, influenzando ritmo circadiano, umore e salute visiva. Per valorizzarla, la bioedilizia lavora sulla disposizione delle aperture, sul controllo dell'abbagliamento e sullo sfruttamento di superfici riflettenti, limitando il ricorso all’illuminazione artificiale. Bollette più leggere, benessere maggiore. 

Infine c'è una dimensione meno facile da misurare, ma non meno importante: quella psicologica e percettiva. Materiali, colori, proporzioni degli spazi, presenza di vegetazione e rapporto con l'esterno contribuiscono a una migliore qualità dell’esperienza abitativa. Anche questi aspetti, dunque, entrano nel progetto di una bioedilizia che mette la salute psicofisica delle persone sullo stesso piano della salute ambientale.

La bioedilizia è il futuro dell'abitare?

Oggi la bioedilizia non è più un'opzione: è ormai una necessità tecnica, ambientale e climatica. Nel contesto europeo, infatti, rappresenta uno dei principali strumenti operativi attraverso cui raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione e tutela delle risorse, adattare gli edifici al cambiamento climatico e salvaguardare la qualità dell'abitare.

Non offre un modello unico, valido per ogni contesto, né ricette preconfezionate. La bioedilizia è un processo progettuale dinamico, che parte da dati misurabili e a da una profonda comprensione delle condizioni climatiche, territoriali e sociali in cui gli edifici si inseriscono.

Guardando al futuro, la diffusione della bioedilizia su larga scala dipenderà dalla capacità di superare una serie di criticità strutturali. Serviranno competenze specialistiche, filiere di materiali sostenibili e tracciabili, criteri ambientali integrati nelle decisioni pubbliche e private, sistemi di valutazione basati sul ciclo di vita e una maggiore continuità tra progettazione, realizzazione e gestione degli edifici.

In quest'ottica, il settore delle costruzioni può smettere di essere uno dei grandi imputati della crisi climatica per diventare parte della soluzione, contribuendo agli obiettivi europei da conquistare entro il 2050.