Le varie fasi che costituiscono il "ciclo di vita" di un prodotto sono:
- estrazione delle materie prime;
- produzione;
- trasporto;
- distribuzione;
- utilizzo;
- manutenzione;
- riciclo o smaltimento finale.
Come si realizza
Uno studio LCA è sempre piuttosto complesso. Prevede diversi passaggi e segue criteri definiti a livello internazionale dalle norme ISO.
Il primo passo consiste nel fissare obiettivi e confini dello studio: cosa si vuole analizzare e quali fasi del ciclo di vita verranno considerate. L'LCA più completa è la "cradle to grave", che considera tutta la storia del prodotto, "dalla culla alla tomba". Esistono, però, anche analisi parziali: la cradle-to-gate, che si focalizza sulle fasi dall'estrazione delle materie prime al momento in cui il prodotto esce dai cancelli dell’azienda; la gate-to-gate, che prende in esame solo la produzione; o la gate-to-grave, limitata alle fasi che vanno dalla produzione al fine vita. Studi con confini diversi conducono a risultati differenti e, quindi, non direttamente confrontabili.
Definito il perimetro dell’analisi, si raccoglie l’inventario del ciclo di vita (Life Cycle Inventory), cioè i dati sui flussi legati al prodotto: energia utilizzata, materie prime consumate, emissioni generate, acqua impiegata, trasporti, rifiuti prodotti. I dati raccolti vengono poi tradotti in effetti ambientali attraverso specifiche metodologie di calcolo.
Ogni LCA stabilisce anche una cosiddetta "unità funzionale", cioè l’unità di riferimento a cui vengono associati tutti i dati dello studio e che permette di effettuare confronti coerenti. Per esempio, nel caso di una bici elettrica, l’unità funzionale potrebbe essere una bici elettrica con telaio in alluminio, batteria agli ioni di litio e motore utilizzata per 1.500 km all’anno per 10 anni su un determinato territorio.
Che cosa misura
Una LCA non misura un solo tipo di impatto ambientale, visto che ogni prodotto può avere effetti differenti sugli ecosistemi e sulla salute umana.
Gli aspetti più analizzati sono:
- cambiamento climatico;
- consumo di risorse ed energia;
- uso del suolo;
- consumo di acqua;
- eutrofizzazione e acidificazione delle acque;
- ecotossicità;
- effetti sulla salute umana.
Per ognuno viene poi scelto un indicatore di impatto, cioè una formula determinata secondo una precisa metodologia di calcolo, che permette di quantificare l'impatto preciso su quella categoria. Per esempio, l'indicatore più usato per la categoria "cambiamento climatico" è l'impronta carbonica, che esprime le emissioni di gas serra in chilogrammi di CO₂ equivalente.
A cosa serve davvero un'analisi LCA…
Un'analisi LCA permette di capire quali fasi del ciclo di vita pesano di più, quali sono le principali fonti di impatto e dove è possibile intervenire per ridurre consumi ed emissioni.
Può, inoltre, aiutare a confrontare processi produttivi diversi, scegliere prodotti meno impattanti e utilizzare meglio quelli che già possediamo.
… e i suoi limiti
I risultati di un LCA non sono mai neutrali: dipendono dalla qualità dei dati disponibili, dalle ipotesi iniziali adottate e dai confini scelti per lo studio, nonché dalle categorie d’impatto considerate.
Non sempre, per esempio, i produttori mettono a disposizione dati completi sui propri processi produttivi. Per questo molte analisi si basano su dati di inventario provenienti da database indipendenti e verificati, più generici e meno precisi rispetto ai dati primari forniti direttamente dalle aziende.
Anche la scelta delle categorie di impatto da includere o escludere può cambiare il risultato finale. Basti pensare all’esempio delle auto elettriche che, pur avendo un impatto minore sul fronte delle emissioni inquinanti, mantengono lo stesso impatto delle vetture con motore a scoppio quando si guardano le categorie della salute umana (incidentalità), consumo di suolo (per la costruzione di strade e parcheggi) e uso di materie prime (ad esempio per realizzare la batteria). Lo stesso vale per le fasi del ciclo di vita considerate (i confini dell'LCA): un’analisi che considera solo la produzione darà indicazioni diverse rispetto a una che include anche utilizzo e smaltimento.
Infine, l'LCA spesso si concentra soprattutto sugli aspetti ambientali, trascurando quelli sociali ed economici, come condizioni di lavoro, sfruttamento delle risorse umane o effetti sulle comunità locali. Esistono anche LCA sociali (Social LCA) ed economiche (Life Cycle Costing), ma se già è difficile ottenere dati affidabili e veritieri per l'LCA ambientale, lo diventa ancora di più quando si punta a valutare l’impatto sociale.
Per tutte queste ragioni, l'LCA va considerato uno strumento utile per orientare decisioni più consapevoli, ma non una verità assoluta.
Gli studi di Altroconsumo sull’impatto ambientale dei prodotti
Tutto quello che abbiamo detto finora può sembrare molto teorico. Ma passando agli esempi concreti, l'LCA fa emergere la sua utilità pratica per orientare scelte più consapevoli e decisioni più mirate per promuovere la sostenibilità.
Da anni Altroconsumo utilizza l'LCA per valutarne gli effetti ambientali, integrando queste informazioni nei propri test comparativi e arrivando in alcuni casi a premiare i prodotti più virtuosi come “migliore scelta green”. Le analisi mostrano che non esiste una regola unica valida per tutti.
Frigoriferi: il peso maggiore è nella fase d'uso
Nel caso dei frigoriferi, la fase più impattante è l'utilizzo quotidiano e la manutenzione, che fanno la differenza ben più della produzione. Per questo le proprie scelte e i comportamenti quotidiani possono incidere sensibilmente: uno strato di ghiaccio di pochi millimetri aumenta i consumi energetici, così come scegliere un frigorifero troppo grande rispetto alle reali necessità familiari.
Gli studi mostrano, inoltre, che l'efficienza energetica dei modelli più recenti è migliorata molto negli ultimi anni. Per questo, in alcuni casi, sostituire un apparecchio molto vecchio, dunque energivoro, può avere senso anche dal punto di vista ambientale.
Friggitrici ad aria: conta scegliere il modello giusto
Anche per le friggitrici ad aria il maggiore impatto deriva dalla fase di utilizzo. I modelli a doppio cassetto, più grandi, sono più energivori, mentre quelli di dimensioni standard risultano spesso più efficienti in rapporto alla quantità di cibo preparato.
La conclusione è semplice: scegliere il prodotto davvero adatto alle proprie esigenze evita sprechi energetici inutili.
Smartphone: l'impatto maggiore è nella produzione
Per i prodotti tecnologici, come gli smartphone, il quadro cambia completamente. La fase più impattante sul fronte ambientale non è più l’utilizzo, come un tempo, ma la produzione. Estrarre materie prime, produrre componenti elettroniche e assemblare i dispositivi richiede, infatti, grandi quantità di energia e risorse. Per questo allungare la vita dei dispositivi diventa cruciale. Riparare, sostituire la batteria, acquistare prodotti ricondizionati o ritardare il più possibile la sostituzione del telefono può ridurre significativamente il suo peso ambientale.
Uno studio recente di Altroconsumo conferma questo scenario: mentre l'efficienza energetica dei telefoni ha fatto passi avanti, alleggerendo l'impatto ambientale dell'uso, quello della produzione è rimasto sostanzialmente invariato. Il fine vita, invece, può avere un impatto positivo se lo smartphone viene riciclato in modo corretto, permettendo di recuperare materiali ed energia.
Lavatrici: il ruolo decisivo di energia e detersivi
Le lavatrici rappresentano un caso ancora più complesso, perché oltre ai consumi energetici bisogna considerare l’uso di acqua e detersivi. Un esempio simile è quello delle stampanti, di cui occorre considerare anche cartucce e toner di ricambio. In entrambi i casi, la fase d'uso continua a essere quella più impattante, anche se negli anni i miglioramenti tecnologici hanno ridotto i consumi elettrici e l'impatto di alcuni detersivi (nei nostri test li valutiamo anche da questo punto di vista). In parallelo, l'impatto ambientale della fase di produzione è leggermente aumentato poiché le lavatrici odierne sono più pesanti e con una capacità maggiore.
Le analisi mostrano, però, che il detergente può incidere in modo significativo sul bilancio ambientale complessivo. Anche le abitudini di utilizzo fanno, quindi, la differenza: usare programmi efficienti, evitare lavaggi inutili, scegliere il detersivo più adatto alle proprie esigenze e rispettare i dosaggi può contribuire a ridurre gli effetti sull'ambiente.
LCA: uno strumento utile, ma da leggere nel contesto giusto
Il Life Cycle Assessment ci aiuta a capire che la sostenibilità non dipende da un solo fattore e che ogni prodotto porta con sé criticità diverse.
In alcuni casi conviene puntare sull'efficienza energetica, in altri sulla durata e sulla riparabilità. A volte il problema principale è il consumo durante l’uso, altre volte è la produzione.
L'LCA non offre soluzioni semplici a problemi complessi, ma può aiuta a individuare dove possiamo e dovremmo intervenire per promuovere uno stile di vita davvero più sostenibile.
Ed è proprio questo il valore dell'LCA: ricordarci che ogni prodotto ha una storia invisibile fatta di materiali, energia, trasporti e risorse. Conoscerla meglio non basta da solo a risolvere la crisi ecologica, ma può aiutarci a fare scelte più consapevoli e meno superficiali.