La moda è ben più di una questione di stile. Dietro a ogni capo che indossiamo c'è un sistema produttivo che ha un impatto significativo sull’ambiente e sulle persone: consumo di risorse naturali, emissioni nocive, condizioni di lavoro lungo tutta la filiera e una quantità enorme di rifiuti tessili. Negli ultimi anni, il modello della fast fashion ha accelerato ulteriormente i ritmi di produzione e di acquisto, contribuendo a rendere i vestiti sempre più usa-e-getta e il "sistema moda" sempre meno sostenibile.
Su AltroVestire abbiamo già raccontato molte delle criticità che caratterizzano questo settore: dall'impatto ambientale ed etico della moda veloce alle tonnellate di capi invenduti o restituiti che diventano spreco; dalle abili (e sempre più sofisticate) strategie digitali - i cosiddetti dark pattern - che spingono all'acquisto compulsivo online, fino al problema del fine vita dei tessili spesso smaltiti in modo scorretto, soprattutto per la scarsa informazione ai cittadini e per i ritardi nell’introduzione di strumenti normativi essenziali, come la responsabilità estesa dei produttori sulla gestione di questi rifiuti.
In questo contesto, le scelte dei cittadini hanno un peso reale. Ogni acquisto può contribuire a orientare il mercato in senso virtuoso, segnalando alle aziende i modelli di produzione che il pubblico è disposto a premiare. Ma prima ancora, è fondamentale cercare di comprare "meno, ma meglio", privilegiando la qualità alla quantità, secondo il principio del "poco, ma buono". Un compito tutt'altro che semplice anche per chi è spinto dalle migliori intenzioni, tra prezzi stracciati, offerte martellanti e informazioni poco trasparenti (o del tutto assenti).
Lo confermano anche i risultati dell'indagine di Altroconsumo sulle abitudini di acquisto degli italiani in fatto di abiti e scarpe. Per quasi il 50% del campione (oltre 1.000 consumatori), l'elemento che pesa di più nella decisione finale d’acquisto è il fattore economico, cioè la convenienza. E oltre la metà degli intervistati ammette che la voglia di comprare cresce quando un prodotto è in promozione. Ma questo è solo un lato dell’inchiesta. Dall'altro emerge l'attenzione maggiore dei consumatori verso la sostenibilità, gli ostacoli che incontrano nel tradurla in scelte concrete e le loro richieste per superarli, a partire da un'informazione più chiara e trasparente, a prova di greenwashing, su materiali, impatti ambientali e condizioni di produzione. Un'esigenza che ormai emerge da tutte le nostre inchieste sui comportamenti sostenibili nella vita quotidiana.
I risultati dell'indagine, insomma, offrono uno spaccato emblematico delle abitudini di shopping nel nostro Paese e del livello di consapevolezza raggiunto dai consumatori. E indicano chiaramente le principali barriere da superare per rendere finalmente più sostenibile una moda ancora troppo spesso insostenibile.
Shopping di vestiti e scarpe: le abitudini degli italiani
Tra settembre e ottobre 2025, Altroconsumo ha inviato un dettagliato questionario a un campione rappresentativo della popolazione - per sesso, età (18-74 anni), area geografica e livello di istruzione - raccogliendo 1.383 risposte valide. Obiettivo: capire come e perché gli italiani comprano abbigliamento e scarpe per sé, escludendo gli acquisti per altri membri della famiglia.
Il sondaggio si è concentrato su due dimensioni principali:
- le abitudini di acquisto, con un occhio particolare allo shopping impulsivo e di capi non strettamente necessari;
- l'attenzione verso la sostenibilità, dalla consapevolezza dell’impatto ambientale e sociale, alla conoscenza delle etichette ambientali ed etiche, fino alle abitudini di riciclo e agli ostacoli che ancora frenano scelte più responsabili.
In pratica, l’indagine mette a fuoco sia le modalità con cui gli italiani fanno shopping di abbigliamento sia la consapevolezza maturata verso la sostenibilità.
Frequenza e luoghi dello shopping
Negli ultimi 12 mesi, ogni italiano ha portato a casa in media 7 vestiti e 3 paia di scarpe nuovi, per una spesa complessiva di circa 335 euro. Ma dove è avvenuto lo shopping? Almeno per ora, i negozi fisici resistono, scelti dal 63% degli intervistati, forse anche per la possibilità di provare l'abito o il paio di scarpe prima di acquistarlo. Uno su 4 alterna entrambi i canali, acquistando sia dal vivo sia sul web, mentre solo il 13% privilegia l'e-commerce.
In particolare, ecco le tipologie di negozio dove il campione ha acquistato abiti e scarpe: