Da anni si parla di sostenibilità, di transizione ecologica, di Green Deal europeo. Tutti ormai riconosciamo quanto sia importante adottare comportamenti più responsabili per non compromettere il futuro nostro e delle nuove generazioni. E gli obiettivi dell’Agenda 2030 si fanno sempre più vicini. Ma rispetto al 2021 il nostro stile di vita è diventato più sostenibile?
È quanto ha verificato una nuova inchiesta di Altroconsumo, che ha coinvolto un campione rappresentativo di 1.000 cittadini italiani. Mettendo a confronto i risultati con quelli raccolti attraverso lo stesso sondaggio nel 2021, è possibile misurare come sono cambiati negli ultimi quattro anni i comportamenti sostenibili nei principali ambiti della vita quotidiana legati alla sostenibilità: alimentazione, viaggi e mobilità, acquisto di beni e servizi, risparmio energetico/idrico e gestione dei rifiuti. L’indagine ha analizzato come i consumatori percepiscono l’impatto delle loro scelte, il livello di informazione sul tema, quanto ritengono importanti i comportamenti sostenibili e gli ostacoli che incontrano per metterli in pratica.
Evoluzione dei comportamenti sostenibili: il confronto tra 2021 e 2025
Il confronto tra 2021 e 2025 restituisce un quadro complesso. Oggi 9 italiani su 10 ormai riconoscono l’importanza di adottare uno stile di vita più sostenibile, ma questa maggiore attenzione fa fatica a tradursi in azioni concrete. Dall’indagine, infatti, emerge che i comportamenti virtuosi non solo non crescono, ma in diversi ambiti hanno segnato un lieve peggioramento.
Le cause di questa battuta d’arresto? Sono tante. Rispetto al 2021 – quando l’attenzione per queste tematiche era più alta anche per il particolare contesto pandemico – oggi emerge un progressivo allentamento delle buone abitudini e dell’impegno politico verso un futuro più verde ed equo. Pesano la crescente pressione economica, che ha ampliato povertà e disuguaglianze, e un contesto internazionale segnato da crisi permanenti, che ha spostato l’attenzione su altre “priorità”, considerate più urgenti. Anche il Green Deal europeo, pur restando un importante punto di riferimento, appare sempre più indebolito da leggi nazionali annacquate e direttive europee di compromesso.
Tutto questo – confermano i risultati dell’inchiesta – si riflette nella vita quotidiana degli italiani: i costi delle scelte più sostenibili restano proibitivi per molte famiglie; mancano alternative accessibili e informazioni chiare sulle soluzioni pratiche per conciliare risparmio, benessere e tutela ambientale. La fotografia che emerge, insomma, è quella di un Paese più consapevole, meno virtuoso nei comportamenti, ma affamato di informazioni e strumenti che permettano di agire. Un segnale netto della necessità di trasformare la sostenibilità da valore condiviso, ma astratto, a possibilità concreta che può diventare azione quotidiana.
Su questo fronte l’Italia non è sola. L’indagine di Altroconsumo fa parte di un progetto internazionale coordinato Euroconsumers – sotto l'egida dell'International Consumer Research & Testing – che ha coinvolto oltre al nostro Paese anche Austria, Belgio, Portogallo, Slovenia, Spagna, Canada e Stati Uniti. Tutti, a eccezione degli Usa, avevano già partecipato al sondaggio del 2021. L’inchiesta, dunque, non consente solo di misurare l’evoluzione del livello di sostenibilità in Italia, ma anche di confrontarla con gli altri Paesi, per capire dove siamo e come si sta muovendo la sostenibilità oltre i nostri confini.
Come viene misurata la sostenibilità dei consumatori in Italia e negli altri Paesi
Per misurare il livello di sostenibilità raggiunto dai consumatori e confrontarlo sia nel tempo sia tra diversi Paesi, l’indagine ha utilizzato il Consumer Sustainable Behaviour Index (CSBI), lo stesso indice adottato nel 2021. Ideato da un gruppo di 39 esperti internazionali, il CSBI permette di valutare in modo comparabile i comportamenti sostenibili adottati dai cittadini nei principali ambiti della vita quotidiana, mostrando come si sono evoluti nell’arco di quattro anni e dove si posiziona oggi l’Italia rispetto agli altri Paesi partecipanti.
Gli esperti hanno individuato cinque aree chiave della vita quotidiana, ciascuna con un peso diverso in base al suo impatto ambientale: alimentazione (la più impattante), viaggi e mobilità al secondo posto e, a seguire, acqua ed energia domestica e gestione dei rifiuti. Per ogni ambito sono stati definiti i comportamenti sostenibili più rappresentativi, poi tradotti in un questionario.
A luglio di quest’anno il questionario è stato somministrato a 8.018 cittadini nei Paesi coinvolti, di cui 1.000 in Italia. Le risposte hanno permesso di elaborare un nuovo indice di sostenibilità, utile non solo per confrontare i risultati con quelli del 2021, ma anche per analizzare come i comportamenti sostenibili sono cambiati all’interno di ogni Paese, nei cinque settori considerati.
Il confronto con gli altri Paesi: la sostenibilità perde terreno quasi ovunque
L’indice di stile di vita sostenibile (CSBI), che va da 1 a un massimo di 100, fotografa la percezione dei cittadini sui propri comportamenti nei cinque ambiti individuati dagli esperti e consente di confrontare il livello di sostenibilità raggiunto nei vari Paesi.
Il quadro generale del 2025 non si discosta molto rispetto a quello del 2021: l’Italia resta in una posizione di mezzo, lontana sia dalla virtuosa Austria sia dagli Stati Uniti, i meno sostenibili.