Il 40% degli intervistati non ha mai sperimentato nemmeno una tra queste fonti proteiche alternative. Il 44% ammette che preferirebbe mangiare meno carne, piuttosto che sostituirla con una di queste alternative. E, dato ancora più interessante, il 49% sarebbe anche disposto a ridurre il consumo di carne introducendo le alternative proteiche, ma ritiene che siano ancora troppo costose.
Stringiamo l'obiettivo sull’alternativa più innovativa e tecnologica. Gli italiani hanno mai sentito parlare di carne coltivata? Più del 70% sì, anche se solo il 23% si dice informato sul tema. Ma se questa alternativa proteica fosse già disponibile sul mercato, quanti sarebbero disposti a provarla? Il 47% degli intervistati. Tra i più curiosi, troviamo ovviamente coloro che hanno già ridotto il consumo di carne o che pensano di farlo nel futuro prossimo. Ma anche tra i fedelissimi alla classica bistecca non mancano coloro che accarezzano l'idea di sperimentare questo novel food.
Provarla sì, ma a determinate condizioni. A partire dalla sicurezza per la salute.
Carne coltivata e sicurezza: tanti dubbi sui rischi per la salute
A un nuovo cibo tendenzialmente si chiede che sia buono per il palato, conveniente per le tasche, ma soprattutto innocuo per la salute. Per i consumatori la sicurezza di ciò che mettono nel piatto non è negoziabile. L’inchiesta conferma l’importanza attribuita a questo requisito. Il 46% degli intervistati ammette di non fidarsi del consumo di carne coltivata e la metà (50%) confessa di temere i rischi a lungo termine per la salute. Non sorprende, dunque, che proprio la salute sia in cima alla lista dei motivi per escludere la carne coltivata dalla loro dieta.
Sul versante opposto degli ottimisti:
• il 34% inserirebbe la carne sintetica (come viene impropriamente chiamata) nella propria dieta se fosse migliore per la propria salute;
• tra coloro che non sono disposti a provarla, quasi 1 su 3 riconsidererebbe il rifiuto in presenza di vantaggi per la salute;
• il 38%, infine, ritiene che la carne coltivata potrebbe essere più sicura della carne tradizionale grazie al suo processo di produzione, che elimina rischi, come la contaminazione batterica e l'uso eccessivo di antibiotici, presenti nella produzione di carne tradizionale.
Per garantire che le preoccupazioni dei consumatori in materia di sicurezza siano ascoltate, è essenziale che le norme di sicurezza siano rispettate. A tale proposito, la maggior parte degli intervistati ripone la sua fiducia soprattutto negli organismi pubblici europei, come l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), o nazionali con lo stesso livello di credibilità. Quando l'approvazione e la supervisione normativa sono garantite, ciò si riflette subito nella volontà delle persone di sperimentare la nuova proteina: se approvata dall'EFSA, il 50% degli intervistati in Belgio, Italia, Portogallo e Spagna romperebbe gli indugi e la proverebbe.
Tranquillizziamo i più timorosi: l'EFSA dovrà effettivamente approvare la carne coltivava prima che venga commercializzata nei Paesi Ue, come d'altra parte tutti i novel food. Dopo il via libera dell'EFSA, l’immissione sul mercato dovrà essere autorizzata dalla Commissione europea.
In Italia non c'è una legge che vieta la produzione e commercializzazione di cibi e mangimi prodotti da colture cellulari o tessuti animali? Sì, risale al 2023. Ma probabilmente non potrà fermare le importazioni dai nostri vicini della Ue. Quando l'Europa farà scattare il semaforo verde, la carne sintetica potrà essere consumata verosimilmente anche nel nostro Paese.
Carne coltivata e prezzo: sostenibile anche per il portafoglio?
Quanto costerà la carne tradizionale? Sarà più economica di quella tradizionale? Un recente rapporto sostiene che se gli ostacoli normativi e politici saranno superati e il livello degli investimenti aumenterà, si può prevedere una parità di prezzo con la carne tradizionale entro il 2035-45. Bene? Non tanto. Le aspettative dei consumatori sono altre:
• quasi la metà degli intervistati della nostra inchiesta si aspetta che la carne coltivata sia più economica della carne tradizionale;
• il 31% la includerebbe nella propria dieta solo se avrà un prezzo competitivo, cioè simile o inferiore al prezzo della carne tradizionale;
• il 54%, infine, ritiene che avrà successo solo se sarà alla portata di tutti.
Queste percentuali non sorprendono. L'offerta di cibo sostenibile a prezzi accessibili a tutti è una tra le richieste in cima ai desideri della maggior parte dei consumatori per i prossimi cinque anni. Come dimostrato anche dal Termometro Altroconsumo per il 2025, la crescita dei salari nel nostro Paese non ha compensato le dinamiche inflazionistiche degli anni passati e tante famiglie oggi si ritrovano in difficoltà a sostenere le spese essenziali, incluse quelle alimentari.
Insomma: l'industria e i governi nazionali sono chiamati ad assicurare che le fonti proteiche alternative più sostenibili non siano solo disponibili, ma anche accessibili a tutti. Anche questo è un tema di sostenibilità.
Carne coltivata sì, a patto che sia gustosa e nutriente come quella tradizionale
È il sogno di quasi la metà degli intervistati, che porterebbe in tavola la carne coltivata soltanto se avesse lo stesso gusto e la medesima consistenza della carne prodotta in modo tradizionale.
Ma nei laboratori ci stanno ancora lavorando. Anche se le cellule della carne coltivata sono bioidentiche a quelle della carne tradizionale, per poter raggiungere il suo sapore e la sua consistenza è necessario ottenere i giusti profili di grasso e aminoacidi, anche senza ricorrere all'aggiunta di additivi o aromi artificiali. Non ci siamo ancora, perché le versioni attuali di carne coltivata sono lontane dal loro "modello"... in carne e ossa.
Sul fronte nutrizionale, mantenere un buon apporto di nutrienti con la carne coltivata è possibile, ma non scontato. Sebbene la ricerca scientifica confermi che è possibile ottenere profili di aminoacidi molto simili, la valutazione andrà effettuata caso per caso. La carne tradizionale fornisce nutrienti chiave come ferro, vitamina B12, zinco, acidi grassi Omega-3 (EPA/DHA), vitamina D e selenio. Sarà fondamentale garantire che i produttori di carne coltivata offrano massima trasparenza sui nutrienti effettivamente presenti.
L'informazione aumenta la consapevolezza sulla sostenibilità della carne coltivata
La carne coltivata ha per molti aspetti un impatto ambientale decisamente inferiore rispetto a quella tradizionale, soprattutto in termini di emissioni di gas serra e di sfruttamento del suolo (niente allevamenti = terra liberata). Inoltre, può consentire la salvaguardia degli animali (niente macellazione).
La metà degli intervistati della nostra inchiesta riconosce che questa proteina alternativa ha un impatto ambientale minore e che potrebbe contribuire a mitigare il cambiamento climatico se fosse lanciata sul mercato. Una percentuale simile pensa anche che consentirebbe ai consumatori di mangiare più sostenibile senza dover rinunciare all’irresistibile sapore della carne.
E l’altra metà degli intervistati? Non ne ha la minima idea. Ignora cioè le potenzialità della carne coltivata in termini di sostenibilità e di minore impatto ambientale. Un dato preoccupante che denuncia l'urgenza di più informazioni chiare e complete sulla carne sintetica in particolare e sui prodotti a base di carne in generale.
L'importanza di "sapere" per compiere scelte più consapevoli e sostenibili è confermata da un altro dato emerso dall’inchiesta: i consumatori che si definiscono informati sulla carne coltivata sono più propensi a credere che abbia un impatto positivo sul clima (61%) rispetto a quelli che non ne hanno mai sentito parlare (35%).
La carne coltivata rinforza l'Europa e aumenta l'accesso al cibo
C'è un ultimo aspetto che la carne coltivata chiama in causa: la sicurezza alimentare. Il 46% dei nostri intervistati crede che questa proteina alternativa possa rendere l'Europa meno dipendente dalle importazioni.
C'è molto di vero in questa opinione. L'Europa dipende fortemente dalle importazioni sul fronte proteico, in particolare per l'alimentazione del bestiame. Questo la rende vulnerabile alle interruzioni esterne della catena di approvvigionamento, come si è visto durante il COVID-19 e la guerra in Ucraina. Se si potesse ridurre parzialmente il fabbisogno di importazioni su larga scala di mangimi per animali grazie alla carne coltivata, l'Europa sarebbe meno dipendente dall'estero. Che in un'epoca di possibile guerra commerciale è comunque una buona notizia. Infine la produzione in impianti controllati rende la carne coltivata più resistente ai cambiamenti climatici come siccità, inondazioni e incendi.
Inoltre, il 42% del nostro campione sostiene che la carne coltivata può anche contribuire a garantire l'accesso di tutti a carne di alta qualità. Vero anche questo, a patto però che l'Europa prenda le redini di questo nuovo mercato orientandolo verso l’equità, la competizione leale, il sostegno economico alle piccole imprese e agli agricoltori. Solo un mercato sano e concorrenziale garantisce ai consumatori varietà di prodotti e prezzi contenuti.
Per garantire che questa tecnologia non venga fagocitata da un numero limitato di imprese, l'Europa dovrebbe creare in modo proattivo un piano su come strutturare questo settore. Questo è anche ciò che gli italiani chiedono: il 61% degli intervistati ritiene che la produzione di carne coltivata debba essere regolamentata dalle autorità pubbliche per garantire l'accesso a tutti e prevenire i monopoli, mentre il 48% spinge l'Europa a fare di più per promuovere le alternative sostenibili alla carne.