NEWS
Altrovestire

Addio al “massacro” della moda invenduta

Dal prossimo luglio scatta il divieto di smaltire come rifiuti abiti, calzature e accessori nuovi rimasti invenduti. Sarà possibile solo in casi eccezionali, che vanno però documentati.

10 aprile 2026
scarpa bruciata

Mai venduti né indossati. Ogni anno in Europa, milioni di capi di abbigliamento nuovi rimasti nei negozi vengono distrutti (si stima 4-9% della produzione). Questa pratica è stata a lungo tollerata, soprattutto nel segmento del lusso, dove la distruzione dell’invenduto è stata utilizzata per preservare l’esclusività dei marchi ed evitare la svalutazione dei prodotti (per esempio attraverso il canale degli outlet), oltre che per non intasare i magazzini.

Una pratica obbrobriosa che, secondo alcune stime, ogni anno genera 5,6 milioni di tonnellate di emissioni di CO₂ equivalenti. Grazie al regolamento europeo sull’ecodesign (ESPR), dal 19 luglio 2026 le grandi imprese della moda non potranno più incenerire capi d’abbigliamento, accessori e calzature (per le aziende di medie dimensioni il bando scatta invece nel 2030, lasciando loro più tempo per adeguare modelli produttivi e logistici).

Il provvedimento non si limita a vietare una pratica, ma impone anche maggiore trasparenza. Le aziende saranno infatti tenute a comunicare pubblicamente informazioni dettagliate sulla quantità di prodotti invenduti e sulle modalità con cui vengono gestiti. L’obiettivo è rendere visibile un fenomeno finora poco tracciato e incentivare comportamenti più responsabili lungo tutta la filiera.

Le eccezioni però esistono: prodotti danneggiati, pericolosi o non riutilizzabili potranno ancora essere smaltiti come rifiuti, ma questa operazione dovrà essere documentata e giustificata.

La nuova normativa si inserisce in una strategia più ampia dell’Unione europea per rendere il settore tessile più sostenibile. In questo contesto, la priorità è spostare il focus dalla produzione e smaltimento a modelli basati sui principi dell’economia circolare.

Le imprese sono chiamate a ripensare il proprio modello di business, assumendosi la responsabilità dell’intero ciclo di vita dei prodotti. La qualità di un prodotto non può più essere separata dalla sua sostenibilità, né il prestigio di un marchio dalla responsabilità delle sue scelte.

La strada maestra dovrà essere sempre alternativa alla spazzatura, cioè rivendere, donare, rigenerare. Insomma, i marchi sono chiamati a fare i conti con quello che producono, riducendo gli sprechi e l’impatto ambientale di un settore, quello della moda, tra i più inquinanti al mondo.