La visione tradizionale del calzolaio
Abbiamo poi cercato di capire come i partecipanti all’indagine scelgano il calzolaio, dando loro la possibilità di indicare più di una opzione nel caso in cui le riparazioni fatte eseguire fossero state più di una. Tre le 563 persone che hanno risposto a questa domanda ben 492 hanno dichiarato di rivolgersi a un calzolaio tradizionale, il più vicino o comunque di fiducia.
Mentre sono state 127 quelli che hanno deciso di affidarsi ai calzolai che hanno un loro spazio all’interno di un centro commerciale.
Un numero esiguo di ACmakers – solo 4 – ha fatto ricorso ai calzolai online che offrono un servizio ritiro e consegna a domicilio. Segno che non solo il tipo di intervento che si chiede al calzolaio è perlopiù circoscritto alle scarpe classiche, ma che è anche la figura del calzolaio ad essere ancora percepita in modo tradizionale, un artigiano alla vecchia maniera.
Tra gli ACmakers che nel questionario hanno barrato la casella “altro” c’è chi lamenta che «non si trovano più calzolai, quei pochi esistenti hanno prezzi alti».
In effetti il rapporto tra costo della riparazione e prezzo d’acquisto delle scarpe è uno dei temi più sentiti e dibattuti, perché se aggiustarle non è conveniente è più facile che si preferisca l’acquisto di un paio nuovo. Ben vengano quindi sconti e incentivi sulle riparazioni. La Francia, per esempio, ha deciso di estendere agli abiti e alle scarpe l’aiuto economico già previsto per i dispositivi elettronici. Ribattezzato “bonus rammendo”, per le scarpe consiste in uno sconto che va da 7 euro per la riparazione del tacco a 25 per la risuolatura.
Donare le scarpe in buono stato
Come ci si libera delle scarpe che per svariati motivi non si indossano più? La maggioranza dei partecipanti all’indagine ha saggiamente deciso di donare – ad associazioni, parenti, amici – le scarpe in buono stato che non usa più. Elevato anche il numero (597) di coloro che hanno deciso di temporeggiare e di tenerle ancora nella scarpiera.
Positivo che ben 447 ACmakers abbiamo deciso di conferirli negli appositi cassonetti (di solito di colore giallo) per indumenti e scarpe da riutilizzare. Anche se i casi non sono molto numerosi, 88, è invece un grande danno per l’ambiente che calzature ancora in buone condizioni e utilizzabili siano finite nella raccolta dei rifiuti indifferenziati. Secondo i dati delle Rete Riuse, la quota di indumenti e calzature che una raccolta ben organizzata può sottrarre allo smaltimento, è stimata intorno ai 5-6 kg a persona. Purtroppo, oggi la raccolta non raggiunge nemmeno i 3 kg per abitante. Sono complessivamente 252 i casi in cui i partecipanti hanno venduto scarpe in buone condizioni che ormai giacevano inutilizzate nelle scarpiere. La vendita è avvenuta grazie a una piattaforma online (179) o nei mercatini o negozi dell’usato (73), un buon modo per offrire loro una seconda vita invece che farle diventare un rifiuto.
I sistemi di raccolta dei marchi della moda
Scarsamente diffusi (31 risposte), forse perché poco conosciuti, i sistemi di raccolta disponibili presso i negozi, sia quelli che provvedono alla raccolta dell’usato a prescindere dalla marca, sia quelli che rilasciano buoni sconto per l’acquisto di nuove scarpe della stessa marca. Alcuni brand - sempre per le calzature usate ma in buono stato - hanno organizzato programmi di raccolta attraverso i loro punti vendita. Tra questi c’è “Second Chance” di Timberland: non è necessario che le scarpe siano a marchio Timberland. Devono essere invece griffate Camper quelle raccolte dall’omonimo marchio nell’ambito del progetto ReCrafted.
Nei cassonetti gialli solo le scarpe in buono stato
Cosa avviene se invece le scarpe sono ormai vecchie e logore? Nella maggior parte dei casi (562) sono state usate almeno una volta per attività come giardinaggio, bricolage, imbiancatura, ecc. prima di essere buttate, un comportamento virtuoso che ne ritarda il fine vita. Quando sono ormai inutilizzabili vanno buttate, in assenza di specifiche iniziative di riciclo, nella raccolta indifferenziata: lo hanno fatto correttamente 461 ACmakers.
Negativo che una buona quota delle risposte indichi che scarpe ormai inutilizzabili siano finite nei cassonetti gialli su strada, nei quali devono essere conferiti invece solo scarpe, indumenti usati, cinture e accessori usati sì, ma in buono stato. Niente capi stracciati o sporchi o indumenti non recuperabili che vanno gettati nel sacco per la raccolta dei rifiuti residui (indifferenziati).
Per le sneaker vecchie c’è un’alternativa alla spazzatura
Solo poco più un decino (119) dei rispondenti conosce iniziative promosse da autorità pubbliche, associazioni o negozi per la raccolta di calzature a fine vita con l’obiettivo di riciclarle.
Tra le poche iniziative davvero rilevanti a cui si sono rivolti i nostri ACmakers va segnalata quella “Esosport run”, mirata alle calzature non più utilizzabili, purché abbiano la suola in gomma, quindi scarpe sportive, sneaker e da running. Grazie a questo programma, le scarpe vengono trasformate in un materiale usato per realizzare le pavimentazioni in gomma (antitrauma) dei parchi giochi e delle piste d’atletica. I punti di raccolta – scuole, negozi, centri sportivi – sono facilmente geo-localizzabili tramite una mappa sul sito www.esosport.it.
L’impegno a cambiare
E se fosse possibile il riciclo delle scarpe? La stragrande maggioranza dei rispondenti (860 su 1.015) si è detta disposta a separare i componenti delle calzature se sapesse come differenziare la raccolta dei diversi materiali. Una bella manifestazione di impegno a cambiare le cose, che ci aspettiamo anche dal mondo produttivo.
Sebbene alcune aziende siano impegnate nella sperimentazione di nuovi materiali verdi e di processi ecosostenibili, in un’ottica di circolarità, al momento si tratta il più delle volte di piccole produzioni o di capsule collection. E non è raro che tra queste si insinuino operazioni al limite del greenwashing, che traggono profitto dalla sensibilità ecologica di un numero sempre maggiore di persone.