giovedì 08 febbraio 2024

Certificazioni tessili messe a nudo

Le certificazioni tessili permettono di avere informazioni in più sull'impatto sociale e ambientale del capo che si sta acquistando. Tuttavia, non essendo obbligatorie per legge, sono ancora poco regolamentate.

Altrovestire
di Lorenza Resuli
etichette su vestiti

Nel 2015 oltre la metà dei nostri connazionali bollava “la sostenibilità” come una moda passeggera. Oggi per il 68% della popolazione italiana è ormai un tema noto e sentito. È finalmente diventato una cosa seria. Lo dice l’ultimo Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile, realizzato da LifeGate in collaborazione con Eumetra, e l’Istat lo conferma: 39,5 milioni di cittadini (il 79% della popolazione) si sentono coinvolti in prima persona dalla sostenibilità, vogliono farla propria, anche cambiando le proprie abitudini di acquisto. Al supermercato come nel negozio di vestiti. Non è più tempo di comprare un capo d’abbigliamento guardando solo il cartellino del prezzo, la foggia e la taglia. Chi fa shopping sostenibile mette sul piatto della bilancia anche la provenienza e l’origine dei materiali, la trasparenza e l’etica del brand. Vuole giustamente sapere se dietro a quel paio di pantaloni o di scarpe c’è un uso responsabile delle risorse, il ricorso a sostanze chimiche pericolose e inquinanti, il rispetto dei diritti dei lavoratori e dell’ambiente, l’impegno contro la discriminazione e per l’inclusione. Vuole, cioè, conoscere l’impatto ambientale e sociale di ciò che indosserà. Informazioni, però, che le etichette obbligatorie per legge (di composizione e manutenzione) non forniscono. E qui entrano in gioco le certificazioni volontarie. 

Controlli prima e dopo

La certificazione è un’attestazione rilasciata da un ente terzo indipendente (organizzazione o associazione locale o internazionale) che garantisce la conformità dei prodotti o dei processi produttivi di un’azienda a una serie di requisiti, che possono essere di qualità, origine, sicurezza, sostenibilità e coì via. Può avere come oggetto il prodotto di un’azienda, o il modo in cui l’azienda stessa gestisce i propri processi produttivi.
In ogni caso, nell’epoca di greenwashing - l’astuta strategia di comunicazione adottata da molte aziende che sbandiera un ambientalismo di facciata per accattivarsi il favore dei consumatori - è lecito chiedersi: queste certificazioni alla fine sono affidabili? Offrono una reale garanzia di maggiore sostenibilità ed eticità dell’azienda ai consumatori più attenti e sensibili alle istanze green? Dare una risposta netta è difficile. Le certificazioni vengono rilasciate da organismi regolarmente accreditati che agiscono come enti certificatori terzi per escludere, almeno in teoria, presunti accordi sottobanco. Ma non sono gratuite e il meccanismo del controllato (l’azienda/brand) che paga il controllore (l’ente certificatore) solleva qualche perplessità sulla loro reale efficacia. Inoltre i loro costi spesso elevati possono essere proibitivi per quei piccoli produttori che sostenibili lo sono di fatto, anche se non possono esibire il “marchio”. 
Premesso questo, ci sono certificazioni affidabili e serie che offrono effettivamente delle garanzie in più ai consumatori in fatto di etica e sostenibilità di un brando o di un’azienda. La concessione delle certificazioni, infatti, solitamente è preceduta da un iter ben preciso e seguita da controlli periodici per verificare che gli standard vengano rispettati anche nel tempo. Ogni deroga può costare la revoca della certificazione. 

Nel dedalo delle certificazioni 

Come è facile intuire, di certificazioni che riguardano direttamente o indirettamente il mondo della moda ce ne sono davvero tante e se la loro presenza su vestiti e accessori può teoricamente offrire garanzie aggiuntive rispetto ai requisiti stabiliti per legge, la confusione è dietro l’angolo. Cerchiamo di dipanare questa intricata matassa, suddividendo le certificazioni in queste macro-aree. 

CERTIFICAZIONI AMBIENTALI: assicurano processi produttivi che limitano l’impatto negativo sull’ambiente, per esempio limitando le emissioni di CO2 e il consumo di risorse naturali (acqua, energia, legno ecc.). 
Esempi: Ecolabel UE, Nordic Swan, Blauer Engel. 

CERTIFICAZIONI ETICO-SOCIALI: garantiscono il rispetto di condizioni di lavoro secondo i principi e i diritti di base stabiliti dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro, la tutela dei diritti umani, l’assenza di sfruttamento del lavoro minorile, l’impegno contro la discriminazione e per l’inclusione. 
Esempi: Fairtrade, Fair For Life, SA8000, Worldwide Responsible Accredited Production (WRAP), B-Corp.

CERTIFICAZIONI PER IL RICICLO
: documentano l’utilizzo di materiale riciclato (filati tessili derivati da reti da pesca, scarti di alimentari, tappeti e moquette…). 
Esempi: Plastica Seconda Vita (PSV), ReMade in Italy.

CERTIFICAZIONI STRETTAMENTE TESSILI: possono riguardare l’origine biologica delle materie prima utilizzate (GOTS, cioè Global Organic Textile Standard), l’assenza di sostanze pericolose per la salute e per l’ambiente  (Oeko-Tex, ZDHC, cioè Zero Discharge of Hazardous Chemicals), la provenienza delle materie utilizzate (FSC, Stewardship Council), l’utilizzo di materiali da riciclo (GRS, cioè Global Recycle Standard), il rispetto degli animali (Animal Free, Fur Free, RDS, cioè Responsible Down Standard, e RWS, cioè Responsible Wool Standard), la produzione di cotone più sostenibile (BCI, Better CottonTM Initiative). 

Accanto a queste certificazioni ce ne sono anche altre che assicurano il rispetto di una serie di standard sia ambientali sia etico-sociali. 

I marchi e i loghi che possiamo trovare su vestiti e accessori

Stringiamo l’obiettivo sulle principali certificazioni che accompagnano i capi d’abbigliamento ecofriendly e che possono aiutare a far diventare il proprio shopping un po’ più sostenibile. Non bisogna mai dimenticare, infatti, che l’industria tessile è tra le più inquinanti al mondo e che sono i consumatori a orientare il mercato con i propri acquisti: scegliere un capo certificato piuttosto che un altro può far la differenza. 

logo animal free

 

ANIMAL FREE          

Questa certificazione è l’anima del progetto promosso dalla Lega Antivivisezione (LAV) per diffondere una moda etica, sostenibile e rispettosa di tutti gli animali. Come? Accompagnando le aziende in un percorso di graduale eliminazione dei materiali di origine animale dalle loro collezioni. La certificazione assegna un rating di valutazione che va da V a VVV+. Quest’ultimo è concesso solo alle aziende che hanno rinunciato a qualunque materiale di origine animale, il più basso (V) a chi ha detto no solo alle pellicce, ma il brand può anche fare un passo alla volta sostituendo progressivamente i materiali e scalando, così, il rating. Animal Free Fashion valuta anche l’impatto ambientale della produzione tessile, per esempio vietando l’utilizzo di sostanze chimiche tossiche che hanno ripercussioni nocive anche sulla fauna. 

 

logo bci

 

BETTER COTTON INITIATIVE (BCI)     

Fondata nel 2005 da un gruppo di imprese e organizzazioni non governative, la BCI è oggi una grande organizzazione no-profit impegnata a livello mondiale per promuovere una coltivazione più sostenibile del cotone dal punto di vista ambientale e sociale. Il Better Cotton Standard System (BCSS) e i suoi sette principi guida impongono agli agricoltori di coltivare nel pieno rispetto dell’ambiente, di ridurre il più possibile l’utilizzo di acqua, pesticidi e fertilizzanti, di preservare la salute del suolo, la biodiversità e la qualità della fibra. Allo stesso tempo, il BCSS assicura agli agricoltori condizioni di lavoro dignitose, retribuzione equa e un ambiente sicuro. Attenzione: il logo BCI non garantisce che un capo sia stato realizzato con cotone sostenibile, ma che una parte del ricavato della vendita verrà investito in coltivazioni più sostenibili. 

 

bluesign

 

BLUESIGN 

È un sistema di certificazione volontaria di origine svizzera, che punta a ridurre l'impatto sull'ambiente ea  tutelare la salute dell’uomo attraverso una lista di sostanze chimiche, vietate o limitate in partenza, cioè che non possono essere introdotte nel sistema produttivo a priori. Bluesign, però, è anche una certificazione etica, dal momento che contempla la salute e la sicurezza dei lavoratori, nonché quella dei consumatori. 

 

ecolabel

 

ECOLABEL UE    

Il marchio di qualità ecologica dell’Unione europea contraddistingue i prodotti che, rispetto ai loro analoghi, sono caratterizzati da un minore impatto ambientale lungo tutto il loro ciclo di vita: dall’estrazione delle materie prime, alle fasi di produzione, imballaggio, trasporto  utilizzo, recupero e smaltimento. I criteri fissati dall’Ecolabel UE riguardano diversi aspetti ambientali (tra cui l’uso dell’energia, dell’acqua, delle sostanze chimiche e la produzione di rifiuti), gli aspetti sociali ed etici dei processi produttivi, ma anche la funzionalità e la qualità del prodotto, nonché la salute e la sicurezza dei consumatori. Esistono anche altri Ecolabel ufficiali, come il tedesco Blauer Engel e il Nordic Swan dei Paesi nordici.

 

logo fairtrade

 

FAIRTRADE   

Organizzazione internazionale senza scopo di lucro, è il principale ente certificatore dei prodotti del commercio equo e solidale. Operativo soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, si occupa dei settori della moda e del food, con obiettivi ambientali, ma soprattutto etico-sociali, mettendo al primo posto la dignità e la sicurezza dei lavoratori lungo tutta la filiera produttiva.  A Fairtrade international fanno capo varie organizzazioni, tra cui Fairtrade Italia. Prevede rigorosi criteri di certificazione, che riguardano anche la tutela ambientale, la trasparenza della catena di approvvigionamento e l’empowerment della comunità. Da qualche anno esiste anche uno specifico standard Fairtrade per il tessile, che certifica la produzione etica di un tessuto o di un capo di abbigliamento con cotone Fairtrade. 

 

logo gots

 

GLOBAL ORGANIC TEXTILE STANDARD (GOTS)

È la certificazione volontaria a livello internazionale per le fibre biologiche ed è tra le più ambite nel settore tessile, perché prevede standard ambientali e sociali molto severi. La certificazione GOTS non si limita a garantire l’origine biologica della fibra tessile, ma controlla ogni singolo aspetto della produzione: dalla coltivazione della materia prima alla commercializzazione del prodotto finito, dettando regole in ogni passaggio produttivo e rendendo l’intera filiera tessile più etica, sostenibile e trasparente. L’impatto sociale della produzione tessile è tra i punti chiave e di distinzione rispetto ad altre certificazioni. GOTS garantisce condizioni di lavoro etiche per i dipendenti di tutta la filiera tessile. È promossa dalle principali organizzazioni internazionali leader nell’agricoltura biologica.

 

logo grs

 

GLOBAL RECYCLED STANDARD (GRS) 

Promosso dall’organizzazione internazionale no-profit Textile Exchange, il Global Recycled Standard mira a diffondere un modello di produzione e consumo più sostenibile per ridurre il consumo di risorse (materie prime vergini, acqua ed energia) ed aumentare la qualità dei prodotti riciclati. Come? Certificando i prodotti tessili che contengono una percentuale minima di fibre riciclate. Queste ultime possono derivare dal pre-consumo (cioè scarti di produzione reimmessi nel ciclo produttivo) o dal post-consumo (cioè materiali che non si possono più usare tali quali), come econyl, il nylon riciclato dalle reti da pesca e dai tappeti usati. Ma Global Recycled Standard va anche oltre, estendendo la certificazione all’intero processo produttivo e fissando una serie di requisiti sia ambientali sia sociali. Anche il Recycled Claim Standard (RCS) è stato sviluppato da Textile Exchange e certifica tutti i prodotti che siano composti per almeno il 5% da materiali da riciclo pre-consumo e post-consumo.

 

logo oeko

 

OEKO-TEX             

È un sistema di certificazione indipendente e volontaria per i prodotti del settore tessile, che prevede sei classi di certificazione. La Oeko-Tex Standard 100 è quella più importante per la salute dei consumatori e dell’ambiente, ed è anche quella utilizzata nei test di Altroconsumo quando si effettuano analisi di sostanze chimiche pericolose e/o inquinanti. Regolamenta la presenza e l'utilizzo di sostanze chimiche pericolose per la salute, limitando al minimo il rischio di reazioni indesiderate, e inquinanti per l’ambiente. I test prendono in considerazione numerose sostanze, imponendo limiti più severi ad alcune già regolamentate e introducendo standard su altre che invece non sono regolamentate per nulla. Durante il periodo di validità del certificato, vengono effettuate analisi casuali sui prodotti per verificare il rispetto dei requisiti. 

 

 

ORGANIC CONTENT STANDARD (OCS)   

È la certificazione rilasciata dalla Textile Exchange, importante organizzazione internazionale no-profit che da anni si impegna per diffondere l’agricoltura biologica in tutto il mondo e per alzare gli standard di sostenibilità nel settore tessile. Garantisce che nel tessuto sia presente almeno il 95% (etichetta Organic Content 100) o il 5% (etichetta Organic Content Blended) di fibra biologica. In teoria questa certificazione è applicabile a qualsiasi tessuto naturale, ma al momento la certificazione risulta utilizzata solamente sul cotone. OCS controlla esclusivamente che il contenuto di fibra biologica dichiarato dai brand sia reale, ma non valuta “sul campo” il rispetto degli standard dell’agricoltura biologica, l’uso di sostanze chimiche durante la produzione né il suo aspetto sociale.  

 

rds

 

RESPONSIBLE DOWN STANDARD (RDS)     

È la certificazione tessile volontaria messa a punto dall’organizzazione no-profit Textile Exchange al fine di tutelare per quanto possibile il benessere di oche, anatre e altri animali da cui si ricavano le piume utilizzate per realizzare piumini, piumoni, imbottiture, trapunte cuscini e così via. Gli allevamenti intensivi sono tra i peggiori in assoluto per quanto subiscono gli animali a livello psicofisico. La certificazione vieta ogni trattamento che procuri dolore, sofferenza o stress agli animali. Esclude, per esempio, la spiumatura a vivo e l’alimentazione forzata, mentre garantisce che le piume verranno prelevate solo al momento della muta dell’animale. 

 

logo rws

 

RESPONSIBLE WOOL STANDARD (RWS)

Tutela il benessere delle pecore e del terreno sui cui pascolano questa certificazione volontaria rilasciata dall’organizzazione no-profit Textile Exchange per garantire il welfare degli animali. Coinvolge tutta la filiera: dai produttori di lana fino al venditore finale. Oltre alla tutela ambientale, contemplata da precisi standard che riguardano la conservazione della biodiversità e la salvaguardia del suolo, questa certificazione prende in considerazione anche il benessere sociale, controllando le condizioni di lavoro e la sicurezza dei lavoratori. 

 

logo wrap

 

WORLDWIDE RESPONSIBLE ACCREDITED PRODUCTION (WRAP)

Tra i più noti programmi di certificazione sociale e ambientale per chi produce abbigliamento, il WRAP è nato negli Stati Uniti alla fine degli Anni ’90 per poi allargare il suo raggio d’azione in tutto il mondo. Tra i suoi obiettivi prioritari: promuovere una produzione più etica e sicura, tutelare  l’ambiente - anche attraverso una gestione più responsabile dei rifiuti - e soprattutto assicurare condizioni di lavoro sicure e dignitose. 

 

logo zdhc

 

ZERO DISCHARGE OF HAZARDOUS CHEMICALS (ZDHC) 

È un programma di riduzione delle sostanze chimiche pericolose, nato a seguito della campagna Detox di Greenpeace del 2011, che puntava il dito contro l’utilizzo selvaggio nel settore tessile di una lunga lista di sostanze nocive.  A questo progetto possono aderire volontariamente tutte le aziende che hanno deciso di intraprendere un percorso che punta a cancellare gradualmente l’impronta chimica lasciata dalla produzione di vestiti, scarpe e accessori. 

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