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Spreco alimentare: gli italiani sanno che è sbagliato, ma le abitudini faticano a cambiare

Un'indagine di Altroconsumo mostra che la consapevolezza c'è, ma il cibo finisce spesso in pattumiera soprattutto per mancanza di organizzazione. Nel contempo, per fare la loro parte i cittadini reclamano etichette più chiare e informazioni di cui potersi fidare.

05 novembre 2026
raccolta del cacao

Buttare via cibo ancora buono in teoria non piace a nessuno, all’atto pratico però sono in tanti a farlo. Secondo l’indagine realizzata da Altroconsumo sui comportamenti dei cittadini verso la gestione del cibo, l’83% degli italiani ritiene scorretto e poco etico gettare alimenti ancora commestibili e il 79% lo considera un tema importante anche per risparmiare. Lo spreco alimentare, quindi, è riconosciuto dai più come un danno economico, ambientale ed etico, ma questa consapevolezza troppo spesso non viene calata nei comportamenti quotidiani, perché poi lo spreco risulta ancora elevato.

Lo spreco è ancora molto diffuso

Sono passati 10 anni dall’introduzione della Legge Gadda (dlgs 166/2016) che regola il recupero e la donazione delle eccedenze alimentari per fini di solidarietà sociale. Grazie a questa legge sullo spreco alimentare sono stati recuperati 3,7 milioni tonnellate di cibo, per un controvalore di 10,3 miliardi di euro. I progressi ci sono stati, ma il problema non è risolto.

La nostra indagine rivela che lo spreco è diffuso sia a casa sia fuori casa, ma con importanti differenze. Più della metà del campione confessa di buttare abitualmente almeno un po' di cibo a casa propria, una persona su dieci afferma di sprecarne una certa quantità o anche molta. Tra gli intervistati più giovani (tra 18 e 34 anni), una persona su cinque dichiara di buttare via abbastanza o molto cibo ogni settimana. Invece, tra i 55 e i 74 anni la quota scende drasticamente. È un segnale che evidenzia le differenze tra generazioni.

Quando si mangia a casa il motivo dello spreco è che si cucina più del necessario, non si riescono a consumare gli avanzi, oppure si acquistano troppi alimenti che finiscono per deteriorarsi prima di essere utilizzati. Sono abitudini su cui si può intervenire, basta un po’ di attenzione: pianificare meglio i pasti, conservare bene gli alimenti, imparare semplici pratiche di riutilizzo degli avanzi. L’indagine mostra un legame chiaro tra come si fa la spesa e quanto cibo si butta: chi pianifica gli acquisti ha una probabilità inferiore del 40% di sprecare alimenti, mentre chi compra in modo impulsivo corre un rischio ben maggiore.

Il problema emerge anche quando si mangia fuori casa. Una persona su due lascia talvolta al ristorante almeno una porzione sostanziale di cibo, e tra queste persone il 66% chiede almeno qualche volta di portare a casa gli avanzi. Perché gli altri non lo fanno? Tra le ragioni principali c’è l’imbarazzo di chiedere la doggy-bag. Insomma, ci sono ancora barriere culturali da superare. In tanti sono consapevoli del fatto che sprecare meno cibo è una leva di risparmio economico per le famiglie.

Servono informazioni più chiare sulla scadenza

Dall’indagine emerge un chiaro bisogno di avere maggiori informazioni su quello che mangiamo, a partire dalla data di scadenza.

Molti italiani ritengono di conoscere il significato delle date riportate sulle confezioni, ma solo il 15% ha risposto correttamente all’insieme delle domande di verifica proposte dalla ricerca. Eppure, la differenza è fondamentale. La dicitura «da consumarsi entro» riguarda la sicurezza degli alimenti e non va superata. «Da consumarsi preferibilmente entro» indica invece, il termine entro cui il prodotto mantiene le caratteristiche qualitative ottimali, a condizione che sia conservato in modo corretto. Non si tratta di un dettaglio: fare riferimento alla data di scadenza può incidere sulla quantità di cibo che finisce inutilmente nella spazzatura e quindi sul costo della spesa delle famiglie.

I consumatori chiedono più chiarezza sulle comunicazioni relative agli alimenti. Il 70% vorrebbe informazioni più comprensibili da parte dei produttori sul significato di «da consumarsi preferibilmente entro», e il 65% desidera indicazioni che aiutino a capire meglio se un alimento possa essere ancora consumato. Insomma, servono informazioni comprensibili, utili e intuitive, senza limitarsi ad adempiere a un obbligo formale. Anche perché in questo caso si tratta di salute e di sicurezza alimentare.

Sensibili verso l’ambiente

Un terzo degli intervistati dichiara di prestare molta attenzione agli aspetti ambientali quando acquista cibo. L’83% ritiene scorretto e inaccettabile sul piano etico buttare il cibo, mentre l’80% riconosce l’impatto negativo dello spreco alimentare sull’ambiente, ma l’acquisto di alimenti sostenibili non è in cima alla lista dei pensieri al momento della spesa: prezzo, gusto e promozioni sono tra i principali fattori che guidano gli acquisti alimentari.

La transizione verso modelli alimentari sostenibili non può ricadere sulla responsabilità individuale. Perché i consumatori scelgano in modo consapevole, le alternative green devono essere accessibili dal punto di vista economico e le informazioni devono essere affidabili. Il 65% degli intervistati è favorevole a informazioni obbligatorie sulla sostenibilità in etichetta e a incentivi per gli agricoltori che adottano metodi di produzione sostenibili.

Ma il 30% non comprende le informazioni sulla sostenibilità presenti oggi e il 40% ha poca fiducia nelle diciture «innovativo» o «sostenibile». Vogliono insomma dichiarazioni ambientali verificabili e basate su elementi concreti: la sostenibilità non può essere uno slogan, deve aiutare a scegliere e a distinguere gli impegni reali dalle affermazioni generiche.

Le regole antispreco sostengono le famiglie

Combattere lo spreco alimentare significa tutelare allo stesso tempo il potere d'acquisto delle famiglie, l'ambiente e il diritto dei consumatori a compiere scelte informate. Servono cittadini più consapevoli, ma anche produttori trasparenti, distribuzione e ristorazione attente al recupero, informazioni chiare e politiche pubbliche capaci di sostenere il cambiamento.

La sostenibilità alimentare funziona davvero quando smette di essere un principio astratto ed entra nelle decisioni di ogni giorno. Il nostro compito è contribuire a rendere queste decisioni più semplici, accessibili e consapevoli, nell'interesse dei cittadini e della collettività.

I consigli per salvare il cibo e noi stessi

Perché sprecare meno cibo? Per ragioni economiche (si risparmia), per ragioni ambientali (si inquina meno), per ragioni etiche (sono milioni le persone nel mondo per cui il cibo resta ancora un lusso). Ecco i consigli per farlo.

Prima di fare la spesa. Non entrare nel supermercato senza avere le idee chiare, cioè improvvisando sul momento che cosa buttare nel carrello. Controlla il frigorifero e la dispensa per capire cosa manca. In questo modo, eviterai inutili doppioni e avrai il controllo delle date di scadenza riducendo gli sprechi di cibo. Prepara una lista della spesa dettagliata da portare al supermercato e cerca di non sgarrare troppo.

Al supermercato. ll supermercato è il tempio delle tentazioni, la merce è in bella mostra per attrarci. Per non cadere in tentazione tieni in mano la lista fatta a casa: è la tua bussola. Non cedere troppo agli sconti e alle “offerte imperdibili”: rischi di fare scorte esagerate di cibo, che poi rischi di far scadere e buttare. Infine, non esagerare con frutta e verdura, i cibi freschi sono i più sprecati insieme al pane. Meglio acquistare porzioni ridotte, facendo piccole spese frequenti, evitando di “fare scorta”.

L’ordine a casa. Fare ordine nella dispensa è un passaggio fondamentale per non ritrovarsi con alimenti scaduti, che andranno a riempire il bidone dell’umido. Sistema gli acquisti in modo razionale portando in pole position quelli più vecchi , che con ogni probabilità scadranno prima). Conserva correttamente gli alimenti anche in frigorifero. Per mantenere quelli freschi il più a lungo possibile, scegli il ripiano giusto per ogni cosa e imposta correttamente la temperatura (+4°C). Evita di riempire ogni angolo del frigorifero: per garantire la conservazione ottimale, l’aria fredda deve poter circolare liberamente. Congela il cibo fresco che hai acquistato in eccesso. Non solo carne o pesce, ma anche la verdura cruda e la frutta, lavata e tagliata a pezzi (una volta scongelata non avrà la consistenza originaria, ma potrai usarla per frullati, marmellate o nello yogurt). Ricordati di annotare sempre sul sacchetto o sul contenitore, chiusi ermeticamente, sia il contenuto sia la data.

Ai fornelli. Dosare le porzioni e un pizzico di creatività (riutilizzando avanzi e scarti) possono fare miracoli in un’ottica antispreco.  Cucina le giuste porzioni di cibo, da calibrare in base a quanto ne verrà consumato, senza esagerare. Usa la fantasia e la creatività per usare ciò che di solito scarti (bucce, gambi, foglie...) e per riutilizzare gli avanzi, evitando che finiscano in spazzatura. Sei a corto di idee? Consulta la nostra guida pratica Le mie ricette salvaspreco. Contrariamente a quanto si crede, gli alimenti scongelati se ben cotti possono essere ricongelati. Riponili gli avanzi nei contenitori o in sacchetti sigillati, con tanto di data.

La pappa per Fido. Anche il cibo destinato agli animali è a rischio spreco. Concorda la giusta razione con il veterinario e se l’animale non gradisce una nuova pappa di cui hai fatto scorta, puoi donarla a un’associazione o ad amici.

“Lo spreco resta una sfida aperta che richiede un cambio di passo”

“A dieci anni dalla Legge Gadda – spiega Federico Cavallo, responsabile delle relazioni esterne di Altroconsumo - i risultati raggiunti nel recupero delle eccedenze alimentari sono significativi, ma lo spreco resta una sfida aperta che richiede un cambio di passo. Non possiamo limitarci a recuperare il cibo che avanza: dobbiamo innanzitutto evitare che venga sprecato. Ogni alimento buttato rappresenta una perdita di risorse economiche per le famiglie, ma anche uno spreco di acqua, energia, suolo e lavoro impiegati per produrlo e distribuirlo. In una fase in cui il costo della spesa pesa sempre di più sui bilanci domestici, ridurre lo spreco significa anche tutelare concretamente il potere d'acquisto dei consumatori. I risultati della nostra indagine Euroconsumers mostrano che la sensibilità ambientale è cresciuta, ma servono strumenti per trasformarla in comportamenti quotidiani: migliore pianificazione degli acquisti, corretta conservazione degli alimenti, maggiore comprensione delle etichette e informazioni più chiare sulle scadenze. Altroconsumo ritiene che la prevenzione debba diventare una priorità delle politiche nazionali e locali, con obiettivi misurabili e interventi che coinvolgano l'intera filiera. Produttori, distribuzione e ristorazione devono fare la propria parte, attraverso una gestione più efficiente delle eccedenze, formati e promozioni che non incentivino acquisti eccessivi e una comunicazione più trasparente. Non è accettabile che la lotta allo spreco venga affidata soltanto alla responsabilità individuale. Altroconsumo vuole essere protagonista di questo percorso, promuovendo educazione, trasparenza e responsabilità condivisa. Perché il cibo non sprecato è valore economico salvaguardato, risorse ambientali risparmiate e maggiore sostenibilità per tutta la società”.

Nota metodologica

L’indagine è stata condotta da Euroconsumers in parallelo in Belgio, Italia, Portogallo e Spagna dal 31 agosto al 4 settembre, per un totale di più di 4000 risposte ricevute. Le risposte relative all’Italia fanno riferimento a un campione di più di 1.000 rispondenti. I risultati (ponderati per genere, età, livello di istruzione e distribuzione geografica) possono essere considerati rappresentativi delle tendenze per le popolazioni nazionali.