Ogni mese, milioni di donne fanno la stessa scelta: quali prodotti usare per gestire il ciclo. Non è un dettaglio. In circa 38 anni di vita fertile, tra prime mestruazioni e menopausa, le abitudini d’acquisto e d’uso producono effetti tangibili sia sul portafogli sia sull’ambiente. Basti pensare che l’impiego continuativo di assorbenti esterni per tutto l’arco della vita fertile può generare un ordine di grandezza di decine di chili di rifiuti indifferenziati – secondo le nostre stime, attorno ai 43 kg nel 2025 – e un consumo complessivo che si aggira intorno agli 8mila di pezzi e che si traduce in una spesa che sfiora i 2mila euro. Numeri che non raccontano “cosa è giusto in assoluto”, ma che aiutano a capire perché il tema meriti attenzione e informazione corretta.
Il punto centrale è guardare oltre il singolo pacco: contano i materiali, la durata, la gestione quotidiana, lo smaltimento a fine vita. Considerare l’intero ciclo di vita permette di confrontare le opzioni con più lucidità, sapendo che la soluzione perfetta non esiste e che la “migliore” dipende da esigenze personali, routine e possibilità di gestione (a casa, fuori, in viaggio, facendo sport). Un principio, però, regge quasi sempre: il riutilizzabile riduce i rifiuti rispetto al monouso. La differenza non è solo teorica: nella pratica, la quantità di indifferenziato cala drasticamente quando si adottano coppette, dischi, assorbenti lavabili o slip mestruali, anche tenendo conto dei lavaggi.
Esistono assorbenti monouso biodegradabili?
C’è poi un equivoco da chiarire: etichette come “biodegradabile” o “compostabile” sui prodotti monouso non cambiano il fine vita. Parliamo di rifiuti a potenziale contaminazione biologica, che non vanno conferiti nell’organico né avviati al compost domestico o industriale: finiscono comunque nell’indifferenziato, per motivi sanitari e normativi. Lo stesso vale per tamponi e assorbenti usati. Diverso il discorso per le confezioni: il packaging si differenzia seguendo il materiale (carta, plastica riciclabile o compostabile), e ha un peso ambientale relativamente minore rispetto al prodotto in sé, ma resta corretto conferirlo bene.
Assorbenti esterni usa e getta
Sul fronte dei prodotti, l’esperienza d’uso conta quanto l’impatto ambientale. Gli assorbenti esterni restano la soluzione più diffusa e, per molte persone, la più immediata ed economica. Hanno però il rovescio della medaglia: il quantitativo totale di rifiuti è il più elevato, perché ogni utilizzo genera un pezzo da smaltire. Anche le varianti “con ali” o “notte”, inevitabilmente più consistenti, aumentano peso e volume a fine vita. Esistono progetti pilota di recupero, ma allo stato attuale lo smaltimento resta indifferenziato. È utile ricordarlo per calibrare le scelte, soprattutto quando una confezione “green” può suggerire aspettative fuorvianti.