Ogni volta che acquistiamo un prodotto, portiamo a casa anche il suo imballaggio. Spesso lo consideriamo un dettaglio marginale, qualcosa che serve solo a proteggere o trasportare ciò che abbiamo comprato. In realtà il packaging è uno degli elementi dell’impatto ambientale dei consumi quotidiani. Scatole, pellicole, bustine e confezioni monouso accompagnano quasi ogni oggetto che entra nelle nostre case e, una volta utilizzati, diventano rifiuti.
Negli ultimi anni la quantità di imballaggi prodotti e smaltiti in Europa è cresciuta costantemente, fino a rappresentare oggi oltre un terzo dei rifiuti urbani. Gran parte di questi materiali è costituita da plastica e carta, che richiedono grandi quantità di materie prime ed energia per essere prodotte. Proprio per affrontare questo problema l’Unione europea ha approvato una nuova normativa destinata a cambiare profondamente il modo in cui gli imballaggi vengono progettati, utilizzati e smaltiti.
Il regolamento europeo sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio
Si tratta del Regolamento europeo sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio (Ppwr), entrato in vigore l’11 febbraio 2025 e destinato a diventare pienamente operativo a partire dall’agosto 2026. Il provvedimento sostituisce la precedente direttiva europea del 1994 e introduce regole più vincolanti e uniformi per tutti i Paesi membri. L’obiettivo è ambizioso: ridurre la quantità di rifiuti, migliorare il riciclo e spingere l’intero sistema economico verso un modello più circolare.
Ma la portata di questa normativa va oltre gli aspetti tecnici della gestione dei rifiuti. Le nuove regole riguardano direttamente anche il modo in cui scegliamo e acquistiamo i prodotti. Per questo il regolamento rappresenta un tassello importante nella direzione indicata da Altrocomprare, la sezione di Impegnati a Cambiare dedicata a un consumo più consapevole, meno guidato dalle spinte commerciali e più attento all’impatto reale delle nostre scelte.
Meno rifiuti da imballaggio: gli obiettivi europei
Uno dei problemi principali che l’Europa intende affrontare è la crescita costante dei rifiuti da imballaggio. Negli ultimi anni il loro volume è aumentato nonostante i progressi nel riciclo, segno che il sistema attuale non è sufficiente a contenere la quantità di materiali che vengono immessi sul mercato.
Per questo il nuovo regolamento stabilisce obiettivi chiari di riduzione dei rifiuti pro capite. Entro il 2030 gli Stati membri dovranno ridurre del 5% la quantità di rifiuti da imballaggio rispetto ai livelli del 2018, una riduzione che dovrà arrivare al 10% nel 2035 e al 15% nel 2040.
Questi obiettivi si inseriscono nella cosiddetta gerarchia europea dei rifiuti, che stabilisce un ordine di priorità nelle politiche ambientali. In cima a questa scala c’è la prevenzione. Prima ancora del riciclo. Significa che il primo passo per ridurre l’impatto ambientale degli imballaggi è produrne di meno e progettarli in modo più intelligente.
Imballaggi progettati per essere riciclati
Una delle innovazioni più rilevanti del regolamento riguarda proprio la progettazione degli imballaggi. Entro il 2030 tutti gli imballaggi immessi sul mercato europeo dovranno essere riciclabili. E per essere considerato davvero riciclabile, un imballaggio dovrà essere progettato in modo da poter essere separato nelle sue componenti e trasformato nuovamente in materia prima. In più, dovrà esistere una filiera industriale in grado di raccoglierlo e riciclarlo su larga scala.
Il regolamento introduce anche un sistema di classificazione della riciclabilità che verrà definito nei prossimi anni. Gli imballaggi saranno valutati in base alla loro effettiva capacità di essere recuperati e trasformati in nuovi materiali. Quelli meno performanti avranno sempre meno spazio sul mercato europeo.
Questo approccio spinge le aziende a ripensare il packaging fin dalla fase di progettazione, favorendo quello che viene definito ecodesign, cioè la progettazione di prodotti e imballaggi tenendo conto già del loro fine vita.
Meno sostanze pericolose negli imballaggi
Il regolamento interviene anche su un aspetto meno visibile ma molto importante: la presenza di sostanze chimiche negli imballaggi.
Tra queste ci sono i Pfas, una famiglia di composti utilizzati spesso per rendere gli imballaggi resistenti all’acqua e ai grassi. Queste sostanze sono però molto persistenti nell’ambiente e sono state associate a diversi rischi per la salute.
Per questo il regolamento stabilisce che, a partire dal 2026, gli imballaggi destinati al contatto con alimenti non potranno essere immessi sul mercato se contengono Pfas oltre determinati limiti.
La normativa prende inoltre in considerazione altri contaminanti come metalli pesanti e microplastiche, con l’obiettivo di ridurre i rischi per la salute umana e per l’ambiente.
Più plastica riciclata nella produzione
Un altro elemento centrale del regolamento riguarda l’utilizzo di plastica riciclata nella produzione degli imballaggi. Oggi solo una piccola parte della plastica utilizzata per produrre nuovi oggetti proviene da materiali riciclati, mentre una grande quantità di plastica post-consumo viene ancora incenerita o finisce in discarica.
Il regolamento introduce quindi obiettivi minimi obbligatori di contenuto riciclato negli imballaggi in plastica. Le percentuali varieranno a seconda del tipo di imballaggio e aumenteranno progressivamente fino al 2040. La logica di questa scelta è creare una domanda stabile di plastica riciclata da parte dell’industria, in modo da rendere economicamente sostenibile l’intero sistema del riciclo.
Basta confezioni inutilmente grandi
Tra gli aspetti più visibili della nuova normativa c’è anche la lotta all’overpackaging, cioè l’uso di imballaggi eccessivi rispetto al contenuto del prodotto.
Dal 2030 gli imballaggi dovranno essere progettati per ridurre al minimo peso e volume. Saranno vietati gli elementi che servono solo ad aumentare artificialmente le dimensioni percepite del prodotto, come doppi fondi o strati superflui. Anche nel commercio online saranno introdotti limiti precisi: lo spazio vuoto all’interno degli imballaggi non potrà superare il 50% del volume complessivo della confezione.
Queste misure puntano a ridurre sia il consumo di materiali sia l’impatto del trasporto e della logistica.
Più riuso e meno monouso
Un altro cambiamento importante riguarda la promozione degli imballaggi riutilizzabili. Il regolamento incoraggia modelli in cui i contenitori possano essere utilizzati più volte prima di diventare rifiuti.
In questa direzione si inserisce anche la possibilità, destinata a diventare sempre più diffusa, di utilizzare contenitori portati da casa per acquistare cibo e bevande da asporto. Le attività di ristorazione dovranno consentire questa opzione e non potranno applicare condizioni economiche peggiori rispetto alle versioni con imballaggi monouso.
Etichette più chiare per chi compra
Il regolamento introduce anche nuove regole per rendere più chiare le informazioni sugli imballaggi. Dal 2028 tutti gli imballaggi dovranno riportare etichette armonizzate con pittogrammi che indicano i materiali utilizzati e le modalità corrette di smaltimento.
Queste etichette dovranno essere facilmente comprensibili e accessibili anche alle persone con disabilità. In alcuni casi potranno indicare anche la percentuale di materiale riciclato contenuto nell’imballaggio.
La normativa interviene inoltre contro il greenwashing, cioè le dichiarazioni ambientali fuorvianti. Le aziende non potranno più utilizzare slogan vaghi o ambigui sulla sostenibilità del packaging se non sono supportati da dati verificabili.
Un cambiamento che riguarda anche il modo di acquistare
Il nuovo regolamento europeo sugli riguarda anche il modo in cui ciascuno di noi acquista e utilizza i prodotti. Il packaging è spesso invisibile nelle nostre scelte di consumo. Ci concentriamo sul prezzo, sul marchio o sulle promozioni, mentre raramente ci chiediamo quante risorse siano state utilizzate per produrre e smaltire l’imballaggio che accompagna ciò che compriamo.
Per questo le nuove regole europee rappresentano anche un’opportunità per cambiare prospettiva. Ridurre gli imballaggi inutili, favorire il riuso e rendere più trasparenti le informazioni significa aiutare le persone a fare scelte più consapevoli. Ed è proprio questo il cuore di AltroComprare: ricordare che comprare significa anche interrogarsi sul valore reale di ciò che acquistiamo e sull’impatto che le nostre scelte hanno sull’ambiente. La nuova normativa europea sugli imballaggi prova a mettere alcune regole in questa direzione. Ma il cambiamento più profondo passa, come sempre, anche dalle nostre abitudini quotidiane.