"Casa ecologica", "green", "a basso impatto ambientale"… Belle promesse, ma come capire se dietro non ci sia solo marketing o, peggio ancora, greenwashing, cioè l'ambientalismo di facciata? Un aiuto concreto arriva dai sistemi di certificazione e rating della sostenibilità degli edifici. Attenzione: nella maggior parte dei casi, non si tratta di semplici "certificazioni energetiche". L'energia è solo uno degli aspetti valutati. A seconda del protocollo possono entrare in gioco anche consumo di acqua, materiali, emissioni di CO2, qualità dell'aria interna, comfort, biodiversità, mobilità, gestione dell'edificio e persino salute e benessere degli occupanti.
Dal punto di vista tecnico, questi marchi sono strumenti standardizzati che servono a misurare e verificare in modo oggettivo, secondo metodologie prestabilite, l'impatto ambientale di un edificio. Non sostituiscono le leggi o le normative edilizie nazionali, ma rappresentano la loro applicazione pratica sul campo. Sono lo strumento operativo attraverso cui i concetti teorici della bioedilizia e della decarbonizzazione si trasformano in dati misurabili, trasparenti e verificabili da chiunque.
Pur condividendo lo stesso obiettivo di fondo - promuovere pratiche edilizie più sostenibili - ogni certificazione segue criteri, metodi di calcolo e sistemi di verifica diversi. Di conseguenza i vari marchi non si equivalgono, né sono confrontabili. Ma per chi sta acquistando, costruendo o ristrutturando casa, imparare a leggere queste "pagelle" è il modo migliore per fare un investimento sicuro, aderire ai più alti standard di benessere abitativo e capire concretamente come si declina la transizione verde nel settore edilizio.
Facciamo un'ulteriore precisazione. In Italia il documento con cui il consumatore ha più familiarità è l’APE, l'Attestato di Prestazione Energetica. È obbligatorio in numerose situazioni, per esempio nelle compravendite e nelle locazioni, e assegna all'immobile una classe energetica sulla base delle sue prestazioni. L'APE, però, valuta essenzialmente il comportamento energetico dell'edificio e dei suoi impianti, ma non misura in modo complessivo la sua sostenibilità: non assegna, per esempio, un giudizio organico su materiali, consumo d'acqua, biodiversità, comfort acustico o salute degli occupanti. Protocolli come LEED, BREEAM o DGNB hanno, quindi, uno scopo molto più ampio.
Ecco una guida semplice per orientarsi tra i più noti loghi internazionali e scoprire quali requisiti deve rispettare un edificio per ottenerli.

LEED
il più diffuso a livello globale
Tenuto a battesimo alla fine degli anni Novanta dallo U.S. Green Building Council, il LEED (Leadership in Energy and Environmental Design) è il sistema di certificazione più famoso e utilizzato al mondo. Funziona come una sorta di raccolta punti: più l'edificio rispetta criteri ecologici, più crediti ottiene, guadagnando "livelli di sostenibilità" crescenti: Certified, Silver, Gold fino al top, il Platinum. LEED è oggi arrivato alla versione v5, che rafforza in particolare gli aspetti legati a decarbonizzazione, qualità della vita e tutela ecologica.
Cosa valuta: consumi energetici e idrici, emissioni, scelta e impatto dei materiali, gestione dei rifiuti, trasporti e localizzazione, qualità degli ambienti interni e caratteristiche del sito. Accanto alla certificazione principale esiste anche “LEED Zero”, che comprende percorsi specifici dedicati, per esempio, a carbonio, energia, acqua e rifiuti. Non è, quindi, un unico "bollino zero emissioni", ma come una famiglia di riconoscimenti aggiuntivi per edifici che dimostrano prestazioni particolarmente avanzate.

BREEAM
il pioniere europeo della sostenibilità
Nato nel 1990 nel Regno Unito, il BREEAM (Building Research Establishment Environmental Assessment Method) è il sistema di certificazione ambientale più longevo e tra i più diffusi a livello internazionale. Anche BREEAM assegna crediti nelle varie categorie e li combina in un punteggio complessivo, confrontato con specifici benchmark (traguardi). I principali livelli finali sono Pass, Good, Very Good, Excellent e Outstanding. Per alcuni schemi dedicati agli edifici già in uso è previsto anche il livello Acceptable.
Cosa valuta: un'ampia rosa di parametri, tra cui consumi energetici, emissioni di CO2, gestione dell'acqua, impatto dei materiali e della loro logistica, consumo di suolo, inquinamento locale, resilienza dell'edificio, qualità dell'ambiente interno e biodiversità. Il suo punto di forza? La possibilità di seguire l’immobile anche dopo la costruzione: grazie a versioni dedicate sia alla fase di progettazione sia alla fase di effettivo utilizzo (“BREEAM In-Use”), permette di monitorare e migliorare le prestazioni degli edifici già operativi nel corso del tempo, accompagnandoli verso un percorso coerente di decarbonizzazione.

DGNB
il marchio focalizzato sull'LCA dell'edificio
Lanciato nel 2009 in Germania, il DGNB (Deutsche Gesellschaft für Nachhaltiges Bauen) si distingue per un approccio fortemente incentrato sull'impatto dell'immobile lungo tutto il suo ciclo di vita (LCA, Life cycle assessment): dalla progettazione alla costruzione, fino all'utilizzo e alla sua futura demolizione. La valutazione non considera soltanto gli aspetti ambientali, ma anche quelli economici, socioculturali, tecnici e relativi ai processi. Per i nuovi edifici i principali livelli di certificazione sono Silver, Gold e Platinum; il livello Bronze viene utilizzato in alcuni schemi riferiti al patrimonio esistente.
Cosa valuta: sia le emissioni di CO2 legate ai consumi energetici mentre si vive nella casa (carbonio operativo), sia quelle generate nelle fasi precedenti e successive, cioè dall'estrazione dei materiali al fine vita (carbonio incorporato). Offre, inoltre, una struttura specifica per guidare edifici e interi quartieri verso la reale neutralità climatica, emergendo come uno dei sistemi più coerenti con una concezione scientificamente robusta di "Net Carbon Zero".

HQE
il modello attento alla qualità della vita
Sviluppato in Francia a partire dal 1996, il protocollo HQE (Haute Qualité Environnementale) propone una valutazione della qualità dell'edifico che combina prestazioni ambientali e qualità degli spazi. I livelli di giudizio assegnati riflettono quanto le strategie ambientali e le soluzioni di comfort abitativo siano integrate nel progetto e nella gestione dell'edificio, e si dividono in: Performant, Très Performant, Excellent ed Exceptionnel.
Cosa valuta: consumi energetici, acqua, materiali utilizzati, rifiuti prodotti, impatto ambientale e, con particolare attenzione, la qualità degli ambienti vissuti: comfort termico e acustico, illuminazione, qualità dell'aria e condizioni di benessere. Anche se all'inizio non era incentrato sul carbonio, oggi include metodi di valutazione aggiornati per valutare le emissioni di carbonio lungo tutto il ciclo di vita dell'edificio (Life cycle thinking).

WELL
il marchio che mette al centro la salute
Lanciato nel 2014 dall'International WELL Building Institute, il WELL Building Standard introduce una dimensione complementare rispetto ai protocolli ambientali tradizionali: la salute e il benessere psicofisico di chi vive o lavora nell'edificio. Nella versione WELL v2 i livelli sono Bronze, Silver, Gold e Platinum. Per ottenere la certificazione non basta dichiarare di aver adottato determinate soluzioni: sono previste verifiche e, per numerosi requisiti, controlli sul posto delle prestazioni effettive.
Cosa valuta: parametri strettamente legati alla vita quotidiana dentro casa, come aria, acqua, illuminazione, comfort termico e acustico, movimento, alimentazione, salute mentale, materiali e modalità di gestione degli ambienti. Non nasce per certificare direttamente la neutralità climatica, ma per garantire che edifici efficienti e sostenibili siano anche ambienti realmente salubri e confortevoli per chi li utilizza.

LBC
la sfida degli edifici rigenerativi
Creato nel 2006 dall'International Living Future Institute, il protocollo LBC (Living Building Challenge) si distingue da tutti gli altri per un'ambizione ancora più alta: non limitarsi a ridurre l'impatto negativo di un edificio, ma favorire costruzioni capaci di generare effetti positivi sull'ambiente e sulle comunità. La versione attuale, LBC 4.1, organizza i requisiti in sette grandi categorie, chiamate "Petals", e prevede differenti percorsi di certificazione: Core, Petal e Living. La Living Certification completa richiede il soddisfacimento di tutti i 20 requisiti, detti "Imperatives". È importante, però, distinguere i diversi livelli del programma: non tutte le certificazioni ottenibili attraverso LBC richiedono contemporaneamente il raggiungimento di tutti gli obiettivi più estremi.
Cosa valuta: prevede requisiti molto rigidi in materia di energia, acqua, materiali, salute, equità e rapporto con il luogo, senza tralasciare aspetti qualitativi come bellezza e percezione complessiva del progetto. Gli obiettivi più ambiziosi? Produrre più energia rinnovabile di quanta ne venga consumata nell'arco dell’anno (energia netta positiva); gestire l'acqua piovana e reflua in autonomia senza gravare sulla rete pubblica; migliorare la qualità ecologica del sito, aumentando biodiversità, suolo vivo e verde funzionale; utilizzare materiali non tossici, tracciabili e con filiere responsabili; migliorare il rapporto tra edificio, persone ed ecosistema. Il legame con la neutralità climatica è totale, poiché valuta rigidamente sia il carbonio operativo sia quello incorporato con verifiche su prestazioni reali misurate nel tempo.

EDGE
un metodo per i mercati in rapida crescita
Sviluppato nel 2015 dall’International Finance Corporation, l'EDGE (Excellence in Design for Greater Efficiencies) è un sistema di certificazione più snello e fortemente quantitativo rispetto ai protocolli multicriterio più complessi. L'obiettivo è misurare il miglioramento rispetto a un edificio di riferimento. La certificazione EDGE di base richiede il raggiungimento di risparmi significativi nelle tre categorie; esistono poi livelli superiori come EDGE Advanced e EDGE Zero Carbon, destinati agli edifici con prestazioni energetiche e climatiche più avanzate.
Cosa valuta: non si disperde in troppi parametri diversi, ma si focalizza su tre elementi chiave, misurando le riduzioni percentuali rispetto a uno standard di base dei consumi energetici, dell'uso dell'acqua e dell'energia incorporata nei materiali da costruzione (carbonio incorporato). La sua semplicità lo rende particolarmente adatto a mercati in forte crescita urbana, dove serve uno strumento facilmente scalabile e basato su indicatori quantitativi.

Passivhaus
lo standard dell'edificio a bassi consumi
Passivhaus, o Passive House, occupa una posizione un po' diversa rispetto a LEED e BREEAM. Non è, infatti, un protocollo generale di sostenibilità, ma uno standard molto rigoroso concentrato soprattutto sulle prestazioni energetiche e sul comfort dell'edificio. Per ottenere la certificazione occorre rispettare criteri precisi relativi al fabbisogno energetico, alla tenuta all'aria e alle prestazioni dell'involucro. Esiste anche lo standard EnerPHit, pensato per la riqualificazione di edifici esistenti quando raggiungere integralmente i requisiti Passivhaus sarebbe troppo difficile.
Cosa valuta: isolamento termico, ponti termici, tenuta all'aria, qualità dei serramenti, ventilazione meccanica con recupero di calore e fabbisogno energetico. La filosofia è semplice: prima di produrre tanta energia rinnovabile, bisogna progettare un edificio che abbia bisogno di pochissima energia per essere confortevole.

CasaClima
il riferimento italiano per la sostenibilità
CasaClima è uno dei sistemi più conosciuti in Italia per la certificazione delle prestazioni degli edifici, che è nato in Alto Adige e che si è progressivamente diffuso anche al di fuori della provincia di Bolzano. Accanto alla certificazione energetica CasaClima esiste CasaClima Nature, che amplia il giudizio alla sostenibilità complessiva dell'edificio.
Cosa valuta: efficienza energetica, emissioni di CO2, impatto dei materiali da costruzione, consumo idrico, qualità dell'aria interna, protezione dal radon, illuminazione naturale e comfort acustico. Per il consumatore italiano è un riferimento particolarmente utile perché traduce molti principi dell'edilizia sostenibile in un sistema di certificazione sviluppato nel nostro contesto climatico e costruttivo.

WiredScore
per valutare la qualità dei servizi digitali
WiredScore merita una precisazione: non è una certificazione ambientale in senso stretto. Valuta, infatti, la qualità dell’infrastruttura digitale di un edificio, un elemento sempre più importante soprattutto per uffici, edifici residenziali moderni e immobili destinati al lavoro ibrido. I livelli sono Certified, Silver, Gold e Platinum; per edifici ancora in fase di sviluppo può essere utilizzata anche la qualifica Pre-certified.
Cosa valuta: qualità e resilienza della connettività, infrastrutture cablate e wireless, ridondanza dei collegamenti e capacità dell'edificio di adattarsi alle future necessità digitali. Perché citarla in una guida sulla sostenibilità? Perché il concetto moderno di edificio di qualità non riguarda più soltanto energia e materiali: comprende anche la capacità di fornire agli occupanti servizi efficienti, resilienti e duraturi. WiredScore va, quindi, considerata complementare, non alternativa, alle certificazioni ambientali.
Un esempio concreto vicino a noi: la nuova sede Altroconsumo
Da aprile 2025 la sede di Altroconsumo si trova all’interno di BiM, il progetto di rigenerazione urbana che sta trasformando un grande complesso di edifici nel quartiere Bicocca di Milano.
Il progetto è interessante anche perché mette insieme diversi dei concetti raccontati in questa guida. Invece di demolire e ricostruire completamente gli edifici esistenti, BiM ha scelto una strategia di retrofit e riqualificazione, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale legato alla costruzione di nuovi edifici. Il complesso utilizza, inoltre, sistemi energetici basati su fonti rinnovabili, tra cui geotermia e fotovoltaico, sistemi per il recupero dell’acqua e ampie superfici verdi.