Da Tenerife a Venezia, da Amsterdam a Como è allarme overtourism. Un tema sempre più caldo, quello del turismo “insostenibile”, sul quale la maggior parte degli italiani ha ormai conquistato un discreto livello di conoscenza e consapevolezza. Molti oggi sono in grado di inquadrarlo correttamente e tutti concordano sull’importanza di correre ai ripari per “salvare” i luoghi più colpiti. Ma in che modo? Quando si scende sul terreno scivoloso delle cause e delle soluzioni possibili le posizioni si dividono, facendo emergere tutta la complessità del problema e anche la resistenza sia a riconoscere le proprie responsabilità sia a impegnarsi in prima persona per cambiare rotta. Sono questi, in sintesi, i dati salienti dell’indagine “Gli italiani e il turismo sostenibile” realizzata da Ipsos e Altroconsumo, coinvolgendo un campione rappresentativo della popolazione italiana, ovvero 1.000 cittadini dai 18 anni in su. A estate appena iniziata, l’inchiesta offre diversi spunti di riflessione e consente di misurare il grado di “maturazione” in tema di sostenibilità raggiunto dai nostri connazionali su uno dei settori più inquinanti del Pianeta: quello del turismo. Che chiama in causa quasi tutti, visto che tra giugno e settembre l’83% degli intervistati dichiara che andrà sicuramente in vacanza. Di questi, il 60% a marzo aveva addirittura già scelto la destinazione. Indovinate? L’Italia.
Italia, mon amour
Ben oltre la metà degli italiani decide di trascorrere le vacanze dentro i magnifici confini nazionali, ma il Belpaese calamita da sempre orde di turisti stranieri, austriaci e svizzeri in testa. Che, però, non si distribuiscono lungo tutto lo Stivale. Ben il 70% di chi arriva dall’estero - ci fa sapere l’Istat - si concentra in un fazzoletto che rappresenta l’1% del territorio italiano: Roma, Venezia, Firenze, Milano, Napoli. Irresistibili mete culturali, che non a caso soffrono da anni di una malattia cronica dai sintomi più o meno gravi, ma sempre difficile da curare: l’overtourism. Quest’anno abbiamo già sentito e letto più volte questa parola riferita alle proteste degli abitanti di Tenerife, all’introduzione del “contributo d’accesso” per chi visita Venezia, o alle misure per contenere il flusso dei visitatori introdotte ad Amsterdam. In realtà il termine anglosassone, che sintetizza l’impatto negativo del sovraffollamento turistico nelle località di particolare interesse culturale o naturalistico, circola dal 2018, ha subito una pausa d’arresto durante la pandemia e oggi sta tornando alla ribalta insieme alla crescita esponenziale dei flussi turistici post Covid. Gli italiani sanno che cos’è l’overtourism? Generalmente sì: il 38% per sommi capi, il 31% addirittura molto bene. Ed è proprio così: come sintetizza la tabella qui sotto, i partecipanti all’indagine dimostrano di conoscere veramente il significato di turismo di massa e le sue conseguenze più macroscopiche.