mercoledì 21 gennaio 2026

Gli italiani usano sempre più l’IA, ma solo uno su tre si sente competente

Quale impatto ha lintelligenza artificiale sulla quotidianità delle persone? Quanto si fidano? Effetti positivi per il 34%, negativi per il 13%, ma è scarsa la fiducia nell’uso da parte delle aziende e nei controlli, tra più timori che speranze. Evidente il divario di competenze tra cittadini.

Altrodigitale
di Stefania Villa
Umano e robot camminano insieme in un corridoio tutto bianco

L'intelligenza artificiale è ormai entrata a pieno nelle nostre vite: non è più riservata solo agli esperti o all’interno dei dispositivi senza che neanche ce ne accorgiamo, ma è a portata di tutti, possiamo usarla attivamente sui nostri computer e smartphone, nelle attività private e lavorative. Il 2025 è stato l’anno che ne ha certificato l’impatto per la società e i cittadini, tant’è che la rivista statunitense Time ha dedicato proprio all’IA e ai suoi “architetti” la tradizionale copertina di “Persona dell’anno”, per l’influenza che sta avendo sulle nostre vite “nel bene e nel male”.

A confermare questa avanzata, tra luci e ombre, è la nostra indagine: ci siamo chiesti quanto è percepita l’IA nei vari aspetti della propria vita, cosa è cambiato rispetto al passato e quanto viene usata oggi; ai 2mila italiani che hanno risposto abbiamo chiesto inoltre quale impatto sta avendo l’IA sulla loro vita, quanta fiducia nutrono nel modo in cui viene usata e nelle conseguenze future (indagine svolta a settembre 2025 tramite questionario online inviato a un campione rappresentativo degli utenti internet di 18-74 anni; è stata condotta anche in altri nove Paesi europei nell’ambito del progetto CEP, un’iniziativa lanciata da Euroconsumers e Google per aiutare i consumatori a comprendere meglio i propri diritti e a fare scelte consapevoli nel mondo digitale).

Ne emerge una relazione che cresce, sia nel percepito che negli utilizzi, con picchi di entusiasmo (talvolta in calo), ma pure difficoltà e diffidenze; e con un evidente divario di competenze tra i cittadini.

Quanto si percepisce la presenza dell'IA

L’IA può essere utilizzata in vari ambiti, dai più ampi e meno visibili ai nostri occhi - industriale, medico, scientifico, finanziario ecc. - a quelli più palesi e vicini a noi: in poco tempo può dare risposte sintetiche alla ricerca di informazioni anche complesse, può aiutare a creare un testo, un’immagine, un video, aiutare a costruire un itinerario di viaggio oppure a studiare, simulando l’interrogazione di un professore ecc.

In tutti questi ambiti quotidiani - si nota dai grafici più avanti - cresce la percezione della presenza dell’IA rispetto al 2024, in primis nel mondo dell’informazione e dei media: tre persone su quattro (75%) ritengono che sia abbastanza o molto presente, il 6% in più del 2024. Non soprende, data la diffusione di strumenti come AI overview, ChatGpt, Gemini e simili usati proprio per la ricerca di informazioni e la produzione di contenuti come testi, immagini e video. Ma gli ambiti in cui questa presenza si sente forte sono anche altri: dagli acquisti dei prodotti, alla cultura e intrattenimento, fino alla formazione e istruzione che - insieme a salute, benessere, sport e comunicazione - hanno visto il balzo maggiore rispetto al 2024 nel percepito, cioè +7%.

Le competenze che mancano

Benché sia tanta e in aumento la consapevolezza rispetto alla presenza dell’IA, d’altro canto mancano ancora competenze: solo il 33% degli italiani (contro il 40% della media dei 10 Paesi europei dell’indagine) si sente qualificato e in grado di usare gran parte di questi servizi, un dato basso, anche se un po’ in crescita (+5%) rispetto al 2024.

I meno attrezzati sono gli over 60 non professionalmente attivi: il divario si registra soprattutto tra loro (solo il 19% si sente di avere le capacità necessarie) e gli under 27 (con il 56% dei 18-26enni che si sente sufficientemente qualificato).

Quanto si usa l'IA generativa: + 20% in un anno

L’intelligenza artificiale generativa è quella che permette di generare nuovi contenuti (testi, immagini, video, audio) in base alla richiesta dell’utente (prompt): per intenderci, è quella utilizzata da ChatGpt, Gemini, Claude, Perplexity ecc. Il 48% degli italiani la usa (ben il 20% in più rispetto al 2024), nel 14% dei casi spesso o ogni giorno.

Ma se l’utilizzo aumenta, si riduce invece la soddisfazione rispetto ai risultati: solo il 55% se ne dice contento, il 3% in meno del 2024. Probabilmente perché nel frattempo, superati i grandi e facili entusiasmi e le inconsapevolezze iniziali, ci si è resi conto che quello che può dare l’IA non è “oro colato”; è importante sempre mantenere spirito critico e verificare le informazioni, usarla come supporto e facendo le richieste giuste, non come unica fonte di verità o di creatività. L’intelligenza artificiale può infatti avere “allucinazioni”, cioè dare risposte sbagliate e imprecise, accondiscendenti più che fondate.

Impatti positivi o negativi sulla vita quotidiana?

Abbiamo chiesto agli italiani che impatto ha avuto l’IA sulla loro vita: in generale vince ancora la risposta “nessuno” (53%), mentre solo il 34% vede benefici (il 6% in meno rispetto agli altri Paesi), come può essere ad esempio il risparmio di tempo.

L’impatto sulla qualità dell’informazione è il dato che più polarizza gli italiani, con una larga fetta (43%) che pensa che l’IA abbia un effetto positivo, ma un buon 26% che invece lo ritiene negativo, tra le allucinazioni e i deep fake (video, audio, e immagini false create per disinformare o anche truffare).

Sul lavoro, invece, la maggioranza (68%) non vede nessun impatto. Su questo fronte, infatti, l’Italia è ancora indietro rispetto ad altri Paesi Ue (18esima su 27) e le aziende stanno correndo parecchio: nel 2025 l’uso dell’IA è raddoppiato, passando al 16% (fonte: Imprese e Ict, Istat).

Benefici e rischi: le speranze, i timori e la fiducia nell'IA

“Nel bene e nel male”, scrive il Time incoronando l’IA persona dell’anno: questa tecnologia, infatti, può portare con sé benefici ma anche svantaggi, in base a come viene progettata e usata. Ecco alcuni esempi nei vari ambiti e quali sono le speranze e i timori degli italiani.

  • Informazione: da un lato facilita e velocizza la ricerca e la produzione di contenuti come abbiamo visto, ma dall’altro in molti (66%) sono preoccupati dai rischi di manipolazione dell’opinione pubblica, per la più semplice diffusione di disinformazione.
  • Personalizzazione: da un lato può permettere esperienze più personalizzate come consumatori (lo pensa il 46%): analizzando i dati e imparando dal comportamento degli utenti, può creare contenuti molto tagliati su misura e utili; ma d’altro canto c’è forte preoccupazione per la privacy (58%) e la sicurezza dei dati: l’IA non li può solo raccogliere in grandi quantità, da più fonti, ma li può analizzare, combinare e può trarre deduzioni che possono rivelare informazioni mai consciamente condivise, facendo previsioni su comportamenti futuri e prendendo decisioni che possono impattare sulle vite, anche con il rischio di discriminazioni basate su aspetti individuali (lo teme il 27%).
  • Sostenibilità: da un lato l’IA può contribuire a creare un mondo più sostenibile (lo pensa il 35%), ottimizzando le risorse, ma dall’altro ha essa stessa un grande impatto ambientale per il consumo di energia dei data center.
  • Lavoro: può creare nuove figure professionali (allenatori di IA, ingegneri dei prompt...), velocizzare attività ripetitive, meccaniche e faticose lasciando più tempo per quelle creative, complesse, riflessive o relazionali, in cui l’umano non può essere sostituito; ma d’altro canto che ne sarà dei lavoratori le cui mansioni verranno automatizzate? Come preparare milioni di lavoratori a un futuro che cambia così rapidamente? Il 45% crede che l’IA toglierà più posti di lavoro di quanti ne aggiungerà.

Tante domande restano aperte, tanti temi sono allo studio, alcune regolamentazioni a tutela dei diritti anche se lentamente rispetto ai velocissimi tempi di questa innovazione - sono arrivate (AI Act europeo e una recente legge anche in Italia) ma, come si nota dai dati in basso, i cittadini sono un po’ più preoccupati che speranzosi e solo poco più di un terzo ha fiducia nell’uso giusto e responsabile dell’IA da parte delle aziende e nei controlli delle autorità pubbliche.

In un contesto così ambivalente e di rapido cambiamento, formare, diffondere consapevolezza e competenze digitali, diventa sempre più importante, affinché nessuno resti indietro, si prevengano i rischi e, allo stesso tempo, si costruiscano benefici e reali opportunità di sviluppo per tutti.

L'indagine è stata realizzata in modo indipendente da Euroconsumers (la rete di organizzazioni di cui Altroconsumo è parte) in 10 Paesi europei, nell’ambito di Consumer Empowerment Project (CEP), un’iniziativa nata dalla collaborazione tra Euroconsumers e Google. Lo scopo del progetto è contribuire attivamente al miglioramento dell’ecosistema digitale per tutti, concentrandosi su consapevolezza e empowerment dei cittadini e coinvolgendo nel dialogo organizzazioni dei consumatori, imprese e società civile.

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