EDITORIALE
Altroabitare

Dare respiro a tutti: il caldo estremo è anche una questione sociale

Se è vero che ci si deve abituare alle estati torride, è altrettanto vero che spetta alla politica trovare le soluzioni per rendere le città più vivibili. Specie per chi il comfort non se lo può permettere.

30 giugno 2026
Alessandro Sessa

Alessandro Sessa

direttore editoriale Altroconsumo

famiglia a cena con lo smartphone

A ben guardare, non ha tutti i torti il presidente del Senato La Russa quando sostiene che ai cambiamenti climatici toccherà abituarci. Tornare indietro rispetto a un fenomeno che appare irreversibile non è ipotizzabile, poiché il grosso dei danni, ahimè, è stato fatto.

Un certo tipo di affermazioni fa sorgere però due osservazioni. La prima riguarda il sottinteso che le estati torride (come quella che stiamo vivendo) ci siano sempre state e che questi fenomeni si ripetano ciclicamente. Tesi negazioniste che tendono a giustificare una sorta di “liberi tutti” rispetto all’impegno nel contrastare il surriscaldamento globale. Questo sarebbe profondamente sbagliato: se è vero che i buoi sono in gran parte già scappati, è altrettanto vero che bisogna fare ogni sforzo per evitare che il fenomeno abbia un’accelerazione tale da generare conseguenze devastanti, per le persone e per tutto il pianeta.

La seconda considerazione è relativa al fatto che la classe politica non può limitarsi a dire che bisognerà convivere con un clima sempre più ostile, ma deve attivarsi per trovare le necessarie soluzioni. Pensando soprattutto a chi il comfort non se lo può permettere: i picchi di calore colpiscono soprattutto chi è più fragile, chi ha meno risorse economiche, chi è costretto a vivere in case anguste e chi una casa proprio non ce l’ha. Occorre organizzare reti di intervento che servano nell’immediato ad aiutare chi è in difficoltà e, in modo più strutturale, rendere più vivibili gli edifici pubblici, le scuole, gli ospedali... Ripensare ai luoghi nei quali le persone meno fortunate possano trovare refrigerio, specie nelle grandi città: piscine pubbliche, aree verdi, panchine all’ombra. Se tropici devono essere, che si faccia il possibile per dare respiro a tutti.