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Stanchezza da smartphone: come sta cambiando il nostro rapporto con il digitale

Sempre più presente nelle nostre giornate, lo smartphone è diventato uno strumento difficile da mettere da parte. Tra uso intensivo, tentativi di disconnessione e desiderio di equilibrio, emerge un cambiamento nel modo in cui viviamo il digitale.

24 marzo 2026
di Leonardo Poggi
ragazzi guardano lo smartphone

Sempre connessi, mai davvero presenti: una generazione esausta di notifiche, scroll infiniti e sblocco compulsivo dello schermo sta iniziando a vedersela con il conto psicologico e fisico della nostra iperconnessione. In un mondo che ci chiede di essere sempre online, cresce anche la consapevolezza che il prezzo di questa connessione costante può essere alto, e non riguarda soltanto gli adulti. Negli Stati Uniti, dove il rapporto con il digitale è spesso anticipatore delle tendenze globali, questo disagio ha già preso forma in scelte concrete. Crescono, ad esempio, i ritiri e i viaggi “digital detox”, vacanze in cui il telefono viene lasciato all’ingresso o chiuso in cassaforte per tutta la durata del soggiorno. Un lusso, per alcuni, ma anche un segnale chiaro: per staccare davvero, spegnere le notifiche non è più sufficiente. Serve allontanarsi dallo schermo.

La stanchezza da smartphone

In questo scenario si inserisce la stanchezza da smartphone: non tanto un semplice effetto collaterale dell’uso quotidiano di un oggetto utile e spesso indispensabile, ma un fenomeno che emerge dalle tensioni tra ciò che desideriamo (connessione, produttività, intrattenimento) e ciò di cui il nostro corpo e la nostra mente hanno effettivamente bisogno (pause, relazioni reali, presenza). Per tastare il polso della situazione abbiamo sottoposto a un sondaggio mille persone della community Qualify di Altroconsumo.

Perché è difficile ridurre l’uso dello smartphone

Per la maggioranza degli intervistati, lo smartphone non è più uno strumento occasionale: accompagna quasi ogni momento della giornata. Più della metà lo usa “tantissimo”, per svariate ore al giorno, mentre oltre un terzo lo consulta 1-2 ore quotidianamente. Ma intensità non significa sempre scelta. Abbiamo chiesto a chi usa lo smartphone “tanto” o “tantissimo” se fosse contento del proprio uso. E più della metà ha confessato che vorrebbe usarlo meno, ma non ci riesce. È un dettaglio essenziale: per molti, l’uso intenso non nasce da piacere o consapevolezza, ma da un senso di necessità, un sovraccarico che pesa più di quanto si pensi. Le ragioni di questa difficoltà? La più citata è l’attrattiva stessa del telefono: “Le cose che posso fare mi attirano troppo”, dicono 337 persone su 525. Il secondo fattore riguarda i vincoli concreti, soprattutto legati al lavoro: 193 persone indicano che impegni professionali o necessità pratiche impediscono loro di staccare. Solo una piccola parte ammette di non saper spiegare il motivo. In altre parole, la difficoltà a ridurre l’uso non è irrazionale: nasce da meccanismi concreti di coinvolgimento e dalla vita quotidiana, che rendono il distacco complicato.

Digital detox e tentativi di disconnessione

Alla domanda “Hai mai provato a ridurre l’uso del telefono o a disinstallare alcune app?”, solo 182 persone hanno risposto di non sentirne il bisogno, mentre altri 214 ammettono di pensarci ma senza agire. Più della metà ha invece tentato concretamente di ridurre l’uso, equamente suddivisi tra chi ci è riuscito e chi ha provato, per poi tornare alle vecchie abitudini.

Il digital detox, cioè giornate in cui si evita di utilizzare lo smartphone o lo si tiene spento, è una pratica adottata da 234 persone qualche volta all’anno, mentre circa un centinaio la sperimenta con maggiore frequenza. Tornare a un telefono tradizionale, senza app e connessione, rimane invece un’idea rara: 733 persone non ci pensano nemmeno, 156 sono curiose, mentre 115 ci hanno riflettuto senza dare seguito. Questi dati mostrano che la stanchezza non porta al rifiuto della tecnologia, ma piuttosto al desiderio di un rapporto più equilibrato.

La stanchezza digitale cambia con l’età

La stanchezza da smartphone non è uguale per tutti e cambia con l’età. Tra i 25 e i 44 anni si concentra il cuore del fenomeno: uso intenso, difficoltà a ridurlo e tentativi spesso falliti di cambiare abitudini convivono in una sensazione di sovraccarico continuo, fatta di troppe sollecitazioni e interruzioni. Tra i 45 e i 54 anni la stanchezza resta, ma assume un tono diverso: pesa soprattutto il lavoro, che prolunga la reperibilità e rende sfumato il confine tra tempo libero e obblighi, facendo percepire lo smartphone più come una necessità che come una scelta. Dopo i 55 anni, invece, l’uso diventa meno pervasivo, così come la stanchezza e il desiderio di ridurre ulteriormente il tempo sul telefono: la tecnologia resta presente, ma occupa meno spazio nella giornata e pesa meno sul piano mentale.

Come ridurre l’uso dello smartphone

Alla domanda “Se potessi cambiare una cosa nel tuo rapporto con lo smartphone, quale sarebbe?”, la maggior parte vorrebbe usarlo meno automaticamente, ridurre il tempo perso senza motivo, liberarsi dalle notifiche e sentirsi più presente in ciò che fa. Molti vogliono staccare, soprattutto dai social, usarlo come strumento e separare lavoro e vita privata.

I consigli per un equilibrio digitale

Per far entrare la tecnologia in modo meno invasivo nella tua giornata, il consiglio è di evitare le app che si propongono per aiutarci a ridurre l’uso del telefono (limitando il tempo di utilizzo o impedendo l’apertura di determinate app): aggiungere altre app alla lista già lunga di strumenti presenti sul telefono sarebbe un paradosso. Anche i contatori rischiano solo di farci sentire inutilmente in colpa. Il cambiamento non è una rinuncia, ma si basa su un rapporto più equilibrato. Intervenire sulle notifiche, lasciando solo quelle davvero importanti, è spesso il primo passo per limitare le continue interruzioni. Può aiutare anche rendere l’uso più intenzionale, spostando le app più “dispersive” fuori dalla schermata principale e utilizzando il telefono per fare qualcosa, non per riempire il tempo. Più che contare i minuti, è utile proteggere alcuni momenti della giornata (come il risveglio e la sera) evitando lo schermo. Allo stesso modo, separare lavoro e vita privata, anche solo attraverso notifiche diverse, riduce la sensazione di essere sempre reperibili. Infine, scegliere contenuti più lenti e meno frammentati e, quando possibile, tenere fisicamente lo smartphone lontano da sé sono accorgimenti semplici ma efficaci per costruire un rapporto più equilibrato con il digitale.